TAKE THIS WALTZ

TAKE THIS WALTZ (Sarah Polley, Canada 2011, trama) è uno dei pochi film   (contrassegnati nella pagina FILM da una X) che hanno il coraggio di guardare dentro ai matrimoni, scoprendo ovviamente che l’amore-stato nascente non abita lì, né potrebbe abitarvi visto che uno stato nascente finisce appena raggiunto lo scopo di creare una coppia stabile nel tempo. L’amore-stato nascente ci può essere solo quando due si stanno mettendo insieme e la protagonista di questo film (Margot) dopo una nemmeno troppo lunga esitazione manda all’aria il suo matrimonio per il brivido di provare ancora l’Amore con la “A” maiuscola. Peccato che appena realizzata la nuova coppia, questo Amore saluta e se ne va. Non c’è allora modo di farlo restare dentro ad un matrimonio? Si, c’è e si chiama incubazione di un amore per domani. Margot sembra averla scoperta questa strada, ma è troppo ignorante su come funziona il cervello durante un amore e soprattutto prima (quando è ancora incubazione di un amore) per poterla percorrere a lungo e infatti poco dopo sbanda irrimediabilmente. L’amore a tre, questo il nome di un matrimonio che ammette al suo interno l’incubazione di un amore lontano ancora 20 anni, non è roba alla portata di chi si rifiuta di capire come lavora il cervello. Se non volete fare lo stesso errore di Margot, la quale appena si mette col nuovo compagno scopre quanto sia effimera la sua soluzione ritornando rapidamente al problema da cui fuggiva, cominciate pure con lo studiarvi il commento a questo film. Ma poi continuate, con gli altri film perché la migrazione verso l’amore a tre è tutt’altro che banale, dopo 5 mila anni di amore possessivo (amore a due che esclude ogni altro amore) presentato come l’unico amore possibile.

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APPROFONDIMENTI

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Fonte: cineblog [TAKE THIS WALTZ subITA Sarah Polley, Canada 2011 (MMUc)]


|<= 1 – Inizio film


|<= FINE RIASSUNTO e INIZIO APPROFONDIMENTI

|<= Introduzione al film


<= 1 – …


|<= Trama (inizio ripreso da film.it)


Lui, lei, uno sguardo, una battuta. Poi si ritrovano sullo stesso aereo, uno accanto all’altro. Il colpo di fulmine sembra di quelli che non c’è niente da fare, ci entri dentro e ti lasci trasportare dalla passione: ma lei è sposata e ama quel suo marito che è pure un bravo, simpatico (di mestiere fa lo chef specializzato nella cottura dei polli) e brav’ uomo, insomma non l’ultimo idiota sullo Terra, ma una persona a cui (anche cinematograficamente) è difficile fare del male. Eppure l’attrazione per l’altra persona c’è, e la vicinanza (il destino vuole che sia un tuo vicino di casa) rende la situazione insostenibile. Cosa fare?

Quella che potrebbe essere una vicenda banale, un semplice triangolo amoroso che ha il proprio vertice in lei (Margot) e gli altri due angoli in Leo (marito) e Aaron (il vicino desiderato diventa l’occasione per chiedersi cosa c’è in più nella relazione ancora da realizzare rispetto alla relazione già realizzata.

[La risposta fornita dal modello del cervello che sto usando qui è molto secca: nella relazione da realizzare c’è amore (molto funzionamento in stato nascente) mentre nella relazione già fatta di amore ce ne è ben poco. In compenso si può riportare molto amore in un matrimonio se si capisce come funziona l’incubazione di un amore per domani.]

Dice la regista: “Se nel mio precedente lavoro cercavo di raccontare il caso di un amore senza tempo, che andava al di là dell’età, della malattia e dei tradimenti, qui il mio punto di vista è quasi esclusivamente quello femminile all’interno di un giovane matrimonio. Purtroppo non c’è nè giusto, nè sbagliato, le relazioni possono durare per sempre come finire e non c’è per forza una colpa, si cambia e si può avere bisogno di altro per sentirsi completati”.


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