Flash da studio economici

Premesso che non sono un fotografo e che sto passando giusto adesso dall’illuminazione continua a quella con flash, per cui sono tutt’altro che un esperto di flash da studio, vorrei esporre qui alcune misure fatte con flash da studio economici. Misure che io avrei desiderato trovare in rete, ma che non ho trovato.

Tali misure riguardano la luce emessa (misurata con l’esposimetro Sekonic SE L-308 S) dai miei 4 flash da studio (2 Quantuum e 2 FotoQuantum) e dai miei 2 flash a slitta (1 SB-900 e 2 YN560 II). I due Quantuum sono il Pulse 600 e l’Up! 300. I due FotoQuantum sono l’FQM 500 e l’FQM 250. I flash a slitta sono il Nikon SB-900 e lo Yongnuo Yn560 II e sono risultati una piacevole sorpresa, risultando essere dei flash da 150 Ws (=> i commenti dopo i calcoli sui Ws)


|<= Dai decimi di diaframmi dell’esposimetro ai terzi di diaframma della reflex


Visto che il mio esposimetro per luce flash (Sekonic SE L-308 S) ha l’indicazione dei decimi di diaframma, ho cercato una tabella di conversione dai decimi dell’esposimetro ai terzi di diaframma presenti sulla mia reflex.

Non trovando tale tabella, me la sono fatta da solo partendo dai decimi di diaframma calcolati come indicato su questa pagina di Fotografia Nadir Magazin. La tabella ottenuta è quella che segue.

Per ridurre la luce entrante nella fotocamera di un fattore Rx = 2 alla x, facciamo aumentare x ogni volta di 0,1. Poi eleviamo 2 alla x corrispondente, ottenendo il fattore di riduzione Rx corrispondente a quell’x. Infine calcoliamo il diaframma f per ottenere la riduzione di luce Rx facendo la radice quadra di Rx. Ho rifatto con questi criteri la tabella qui sopra, estendendola fino a f128 visto che il mio esposimetro mostra i diaframmi fino a f90

E questo (che aumentando il diaframma di 1 stop la luce entrante dimezza) lo sanno tutti. Mentre io non sapevo, prima di studiarmi questa tabella, di quanto diminuisse la luce entrante aumentando il diaframma di mezzo stop. Aumentando di mezzo stop (diaframma) la luce diminuisce di un fattore 1,414 e il valore di f aumenta della radice di tale fattore, ovvero di 1,19


|<= Raddoppiando i Ws del flash la luce emessa raddoppia o quadruplica?


La prima cosa che avrei voluto sapere, mentre decidevo quali flash da studio comprare, era se raddoppiando l’energia elettrica (i Watt x secondi sono Joule) del flash, la luce che avrebbe emmesso sarebbe stata il doppio o il quadruplo.

Per rispondere da solo avrei dovuto sapere come si comportano le lampade allo xeno usate nei flash quando si manda loro una maggiore energia. Non avendo queste informazioni, ho cercato una risposta su Internet, senza trovarla.

A questo punto ho deciso di dare la parola al simulatore set.a.light 3D  Come si vede dalla due foto che seguono, scattate con tale simulatore, per avere la stessa luce sul soggetto con un flash da 500 Ws bisogna chiudere il diaframma di due stop rispetto al flash da 250 Ws.

Questo significa che il 500 Ws emette una luce quadrupla rispetto al 250 Ws. Penso che tale conclusione sia ben nota ad ogni esperto di flash, ma per chi si avvicina ad essi per la prima volta non è scontata e saperla è decisamente importante per decidere quale flash comprare..

Che flash acquistare dipende dalla differenza di prezzo tra il 500 Ws e il 250 Ws della marca che si intende acquistare e dal valore attribuito al poter usare, col flash più potente, una sensibilità del sensore di 2 stop più bassa a parità di diaframma, con meno rumore ovvero con un miglior rapporto Segnale/Rumore. Di quanto peggiora tale rapporto S/R quadruplicando la sensibilità dipende dal sensore. La figura qui sopra mostra il peggioramento del sensore usato sulla mia Nikon D300 e depone in modo abbastanza netto a favore del flash più potente. Il che non costa una fortuna coi flash non di marca, ma resta da capire quanto siano reali i Ws dichiarati per un flash economico.


|<= Le prove comparative che ho fatto sui miei flash (4 da studio e uno a slitta)


Le misure fatte da me sui miei 4 flash da studio (due Quantuum e due Fotoquantum) e sul mio flash a slitta Nikon SB-900 sono le seguenti:

Prova 1: flash inseriti dentro un softbox ottagonale da 150 cm, con riflettore interno ed esterno, mentre tutti i flash erano “nudi” (senza riflettore) a parte l’SB-900. Ho misurato con l’esposimetro il diaframmo necessario per un’esposizione corretta in una posizione centrale rispetto al softbox ad una distanza dal centro di esso di 1m. Il diaframma f corretto (con ISO 100 e 1/250 di secondo) per il Fotoquantum FQM 250 è stato di f11 e 8 decimali.  Le differenze rispetto a tale diaframma degli altri flash sono risultate (in tutte le posizioni di misura, ovvero sia centralmente che lateralmente o sopra o sotto con angolo di circa 55 gradi) le seguenti:

  • Quantuum Pulse 600: + 15 decimali
  • Fotoquantum FQM 500: + 8 decimali
  • Quantuum UP! 300: 5 decimali
  • Nikon a slitta SB-900 con zoom a 18 mm: – 8 decimali

Se qualcuno ha scaricato questa stessa pagina nei 10 giorni che è stata online prima che la parte relativa al test venisse tolta dalla rete, troverà che i risultati del test fatto in passato con l’ottagono avevano dato la stessa distanza in f dal riferimento per il Pulse 600 e distanze quasi uguali per l’FQM 500 (0.7f mentre ora sono venuti 0.8f) e per l’UP! 300 (0.6f mentre ora sono venuti 0.5f). Più sensibile la differenza sull’SB-900, che era venuta di 1f mentre ora risulta di 0.8f, ma non esageratamente diversa. Tenendo presente che ho rifatto la misura per offrire ai lettori una maggiore precisione, questa volta assicurandomi col metro che le distanze fossero di 1m per tutte le letture e che l’orientamento dell’ottagono rispetto al punto di misura fosse lo stesso (per la sua verticalità ho usato la livella e per l’rientamento laterale le letture laterali di cui parlo qui sotto, girando il softbox fino a che non erano identiche), sono da considerarsi migliori le misure attuali e leggermente più sprecise quelle vecchie (anche se l’errore di +/- 1 decimale si confonde con l’errore dell’esposimetro, dato come +/- un decimo di EV, che equivale a +/- un decimo di f).

In questa seconda edizione del test, ho anche fatto letture dell’esposimetro decentrate di 70 cm rispetto al centro (con un angolo di circa 55 gradi visto che l’ottagono era distante 100 cm), trovando variazioni da 3 a 5 decimi in meno, quindi mediamente di 4 decimi (riduzione della luce del 15%), ma avvenendo con tutti i flash (compreso quello a slitta nonostante la forma rettangolare della sua parabola invece che circolare) le distanze relative sono rimaste le stesse esposte sopra. Una leggera eccezione è a favore dell’UP! 300, alquanto deludente con la sua distanza di soi 3 decimi rispetto all’SB-900, ma con una diminuzione di caduta della luce nelle letture a 45 gradi di soli 2 decimi inferiori alla lettura centrale (contro i 4 decimi degli altri), con una luce diminuita del 7% (e non del 15%).

La scarsa distanza della luce fornita dall’UP! 300 rispetto a quella fornita dall’SB-900 mi ha indotto (su suggerimento di Droll, che oltre a vendere i Quantuum si qualifica come l’importatore ufficiale di essi in Italia) a indagare con misure diverse la distanza tra questi due flash.

Prova 2: confronto tra il Quantuum UP! 300 con parabola standard e l’SB-900 con zoom a 28 mm (cosa che secondo il produttore e l’importatore dei Quantuum dovrebbe portare a distribuire la luce in modo simile), misurando la luce diretta (senza riflessioni dentro ad un softbox, pur restando le riflessioni dovute alle pareti della stanza, di soli 4 x 4 m) a 3 metri di distanza e in posizione centrale. Per i motivi spiegati nella diapositiva qui sotto, la distanza tra i due flash è risultata di 7 decimi di f (con l’SB-900 che emette una luce 1,64 volte inferiore)

Aver trovato in questa seconda prova una distanza in f doppia rispetto a quella trovata con la prima volta, mi ha indotto a pensare che misurare la differenza tra la luce emessa dal softbox fosse si una prova importante per l’uso dei flash (destinati nel 90% dei casi a fornire luce proprio attraverso un softbox), ma sottostimasse la differenza di luce emessa. Per correttezza verso chi questi flash li vende, mi sono sentito in dovere di fare altre prove comparative. Che però, invece di chiarirmi le idee, me le hanno confuse ulteriormente. Comunque le racconto, perché in ogni caso sono dei dati sui quali riflettere e forse qualche anima buona e competente può aiutare me e chi legge a capire il loro senso.

Prova 3: Ho sottoposto alla stessa prova 2 i miei 4 flash da studio, usando per tutti la stessa parabola e misurando la luce a 3m di distanza. Pensavo che usando la stessa parabola avrei superato il problema di una emissione con angoli diversi, ma non avevo fatto i conti con la diversa sporgenza della lampada rispetto all’attacco (Bowens tipo S) dei quattro flash (nei due FQM la lampada è a soli 1,7 cm dall’attacco, mentre nell’UP! è a 1,7 cm e nel Pulse a 3 cm). Comunque i dati, misurati a 3 m di distanza e in posizione centrale hanno dato per l’FQM 250 un diaframma corretto (sempre a 100 ISO e 1/250) di f11 e 4 decimali.  La distanza in diaframmi degli altri 3 flash è rsultata la seguente:

  • Quantuum Pulse 600: + 9 decimali (nella prova 1 era di + 15 decimali)
  • Fotoquantum FQM 500: + 6 decimali (nella prova 1 era di + 8 decimali)
  • Quantuum UP! 300: – 5 decimali (nella prova 1 era di – 5 decimali)

La distanza in f, che mi aspettavo raddoppiasse per via della luce diretta anziché riflessa, era rimasta uguale nell’UP! e quasi dimezzata nel Pulse 600, mentre nell’FQM 500 si era ridotta di un terzo.

Prova 4 Tentando di spiegare questi risultati, ho pensato che ci fosse molta luce riflessa (dalla stanza invece che dal softbox) anche in questa prova e che essa, per colpa dei 3 metri di distanza dell’esposimetro dai flash, potesse prevalere sulla luce diretta. Così ho ripetuto la misura mettendo la lampada dei tre flash a 95 cm dall’esposimetro., in modo che la luce diretta prevalesse su quella riflessa dalle pareti Il risultato sulle distanze in f rispetto all’FQM 250 è stato il seguente:

  • Quantuum Pulse 600: + 13 decimali (contro + 9 di prova3 e + 15 di prova1)
  • Fotoquantum FQM 500: + 6 decimali (contro + 6 di prova3 e + 8 di prova1)
  • Quantuum UP! 300: – 5 decimali (contro – 5 di prova3 e – 5 di prova1)

La distanza in f era rimasta la stessa in due casi (FQM 500 ed UP!), mentre per il Pulse 600 era aumentanta tornando vicina a +15 decimi della prova 1. A questo punto non sapevo più che pensare, avendo escluso che la colpa dell’avvicinamento delle luci emesse fosse della riflessione sulle pareti della stanza. La precedente ipotesi che l’uso dell’ottagono appiattisse le differenze a causa delle riflessioni interne usciva decisamente malconcia, visto che le distanze quasi immutate dentro o fuori dal softbox.

Prova 5. Allora me la sono presa con la differente posizione della lampada tra i quattro flash, senza troppa convinzione perché i due FQM ce l’avevano nella stessa posizione. Così ho deciso di fare una quinta prova, sparando la luce dentro ad un softbox a ombrello argentato da 60 x 90 cm, aperto (ovvero senza alcun telo bianco). Speravo che questo avrebbe eliminato ogni differenza di angolo di emissione, senza ridurre di molto la luce e quindi le differenze di emissione originali dato che la superficie argentata riflette quasi il 100% della luce (almeno se è liscia, come succede negli specchi). Messi i flash, senza parabola, con una distanza della lampada dal fondo del softbox di 25 cm, ho ottenuto i seguenti risultati con l’esposimetro a distanza di 3 m. L’esposizione corretta per l’FQM 250 (iso 100, 1/250 di sec) è stata di f 5.6 e 7 decimali. Le distanze degli altri da questo valore sono risultate le seguenti:

  • Pulse 600: + 13 decimali (contro + 13 di prova4, + 9 di prova3 e + 15 di prova1)
  • FQM 500: + 6 decimali (contro +6 di prova 4, + 6 di prova3 e + 8 di prova1)
  • UP! 300: – 5 decimali (contro -5 di prova 4, – 5 di prova3 e – 5 di prova1)
  • SB-900: -12 decimali (contro – 8 di prova1, ma secondo la prova 2 dovrebbero essere 7 meno dell’UP! e quindi -12)

Non so spiegare la scarsa differenza nella 4 misure, comunque è consolante osservare che in tutte le diverse situazioni d’uso le distanze sono quasi uguali per i flash più potenti e del tutto uguali per il flash di scarsa potenza. Viste però le scarse differenze tra i numeri ottenuti nella 4 prove e l’importanza del mettere i flash dentro ad un softbox con entrambi i teli di diffusione (come nella prova 1), direi che la distanza in f misurata per i 3 flash in quella prova può andar bene in tutte le condizioni di uso, ovvero anche con illuminazione diretta o riflessa da un softbox argentato. Assumerò pertanto nel resto del commento l’ipotesi che, rispetto al flash di riferimento (FQM 250), gli altri flash abbiano le seguenti distanze:

  • Pulse 600: +15 decimi di f
  • FQM 500: + 8 decimi di f
  • UP! 300: – 5 decimi di f
  • SB-900: – 12 decimi di f (qui ho scelto il risultato comune a prova 2 e prova 5)

Prova 6. Per capire meglio la reale posizione del flash a slitta, stimato a – 12 decimi nella prova 2 e 5 ma che era a – 10 nella prova 1) ho fatto una quinta prova. Mi sembrava importante capire come si comportavano i flash riflessi da un ombrello bianco di 105 cm e ho misurato la luce in posizione centrale a 120 cm di distanza dal fondo dell’ombrello, dopo aver aggiustato la copertura dell’ombrello come mostrato qui sotto

La parabola in dotazione col Pulse aveva il foro dell’ombrello nel posto sbagliato e non mi è stato possibile uniformare la sua illuminazione alle altre. Per l’SB-900 l’illuminazione è venuta simile alle altre usando il diffusore frontale (foto a destra in alto) perché senza diffusore (foto a destra in basso) era assai diversa. Le variazioni rispetto all’FQM 250 (per il quale ho misurato f11 e 8 decimali) sono state le seguenti:

  • Pulse 600: +15 dec. (+ 13 in P5, + 13 in P4, + 9 in P3 e + 15 in P1) => + 15 dec
  • FQM 500: + 8 dec.   (+ 6   in P5, + 6   in P4, + 6 in P3 e + 8 in P1)   => + 8 dec.
  • UP! 300: – 3 dec.      (– 5    in P5, – 5    in P4, – 5 in P3 e – 5 in P1)    => – 5 dec.
  • SB-900: – 13 dec.    (-12   in P5,  ———– , ———-,   – 8 in P1)     => – 12 dec

Esse si discostano poco dai risultati precedenti e vista la discutibile uniformità della copertura dell’ombrello ho riconfermato i valori relativi che avevo già deciso di usare per tutti i flash. Confrontando con la prima prova (P1) si vede che sono riconfermati tutti i suoi valori, con la sola eccezione dell’SB-900, la cui distanza dagli altri passa da 8 a 12 decimali (per non so quale motivo, il flash a slitta si comporta meglio dentro al softbox che fuori!). Ora non resta che commentare questi risultati.


|<= Confronto tra il Nikon SB-900 e lo Yongnuo YN560 II


Mi sono finalmente arrivati i due flash a slitta Yongnuo YN560 II e non vedo l’ora di metterli a confronto con lo Speedlight Nikon SB-900. Secondo la tabella qui sotto (ripresa da speedlights.net) che riporta in celeste i numeri guida dichiarati e in blu quelli misurati a 35 mm per diversi flash, i due flash dovrebbero fare la stessa luce perché entrambi hanno NG misurato pari a 36 (anche se il NG nominale a 35 mm dell’SB-900 è 34 e dell’YN560 è 39)  Ora vediamo se le mie misure confermano questa parità prevista dalla parità dei due numeri guida.

Prova 1 (flash dentro all’ottagono da 150 cm ed esposizione rilevata a centralmente a 1 m di distanza e con angoli di 55 gradi sia orizzontalmente che verticalmente):

  • Nikon SB-900: f11 e 0 decimali al centro, circa 4 decimali meno a 55 gradi
  • YN560 II n. 1 e n.2: – 2 decimi di diaframma in tutte le posizioni.

Prova 2 (misura della luce diretta a 3 m di distanza con zoom su 28 mm)

  • Nikon SB-900: f5.6 e 9 decimali
  • YN560 II n. 1 e n.2: 0 decimi di differenza (ovvero identico diaframma).

Prova 6 (flash riflesso da un ombrello bianco da 105 cm con esposizione misurata a 120 cm dal fondo dell’ombrello, con illuminazione dell’ombrello come da foto mostrata qui a fianco). Risultati:

  • Nikon SB-900: f8 e 5 decimali
  • YN560 II n. 1 e n.2: – 2 decimi di differenza

Continuo a non capire perché nel confronto con luce riflessa (dal softbox nella Prova 1 e dall’ombrello nella Prova 6) ci sia più distanza tra il Nikon e i due Yongnuo rispetto alla misura della luce diretta, invece che meno distanza visto che la luce riflessa è minore di quella incidente. Comunque 2 decimi di f di differenza è una differenza talmente piccola da non arrivare a richiedere nemmeno il passaggio a un diaframma più aperto del suo valore minimo (ovvero di 1/3 di f). Perciò assumerò prudenzialmente che gli Yongnuo facciano – 2 decimi di f di luce rispetto al flash Nikon, anche se nel confronto con luce diretta fanno la stessa luce..


|<= Ws reali dei miei 4 flash da studio e dei 2 flash a slitta e COMMENTO


La domanda alla quale volevo rispondere quando ho fatto la mia prima misura sulla luce prodotta dai flash da studio appena comprati era: hanno davvero i Ws che i costruttori riportano nelle loro specifiche?

Il Watt x secondo (più noto come Joule) è una misura di energia elettrica e nel caso dei flash è l’energia elettrica accumulata nel condensatore che, scaricandosi su una lampada allo xeno, produce il lampo di luce. La luce emessa da una lampada si misura in lumen e non è affatto scontato che gli stessi Ws producano gli stessi lumen, perché di mezzo c’è l’efficienza della conversione dell’energia elettrica in energia luminosa e lampade diverse hanno efficienza diversa.

Io non ho misurato la luce emessa, ma la luce ricevuta. Questa si misura in lumen/metroQuadro, che si chiama lux (lx). In base ai lux ricevuti, l’esposimetro indica il diaframma per l’esposizione corretta, con una data sensibilità del sensore (in genere 100 ISO) e un dato tempo di esposizione (io ho scelto 1/250 di secondo). Per quanto detto sopra, se un flash da 250 Ws richiede un dato diaframma, uno da 500 Ws richiede due diaframmi di meno se l’efficienza di conversione dell’energia elettrica in luce è la stessa. Supponendo che i flash di marca abbiano un’efficienza di conversione simile, in pratica che facciano tutti la stessa luce a parità di Ws, io volevo sapere se i miei flash emettessero la stessa luce emessa dai flash di marca di uguale Ws e se ne emettevano di meno, a quanti Ws di un flash di marca corrispondesse la luce rilevata dall’esposimetro.

Assunto come riferimento l’FQM 250, ho calcolato la distanza in decimi di diaframma dell’esposizione corretta con gli altri flash. Non sapendo quanta luce emette mediamente un flash di marca da 250 Ws, ho ipotizzato prima che la luce emessa dall’FQM 250 fosse quella attesa da un flash di marca da 250 Ws (ipotesi 1, in rosso), poi che esso facesse luce come un flash di marca da 220 Ws (ipotesi 2, in viola) e infine che esso facesse luce come un flash di marca da 200 Ws (ipotesi 3, in verde). Poi ho calcolato la luce emessa dagli altri flash tenendo presente la loro distanza in diaframmi e utilizzando i numeri presenti nella tabella dei decimi di diaframma mostrata nel paragrafo “Dai decimi di diaframmi dell’esposimetro ai terzi di diaframma della reflex“. I risultati ottenuti sono mostrati nella figura qui sotto.

Dopo aver ricordato che tali numeri vanno considerati ipotesi fino a che qualcuno esperto di flash non dà per buona l’ipotesi che ho utilizzato io nei calcoli mostrati qui sopra (ovvero che i Ws aumentano come i diaframmi, aumentando con la radice quadra del fattore di aumento della luce, per cui per raddoppiare i Ws occorre che la luce fornita quadruplichi), vediamo come si possono commentare i miei risultati.

  • Il Pulse 600, venduto come un 600 Ws, nell’uso appare un flash da 400 Ws (abbondanti nell’ipotesi 1 e scarsi nell’ipotesi 2), per cui il suo prezzo (269 € da Droll)  non va confrontato con quello del Bowens da 500 Ws (476 € comprensivo dei 36 € di spedizione) ma con quello del Bowens da 400 WS (362 € da Calumet comprensivo dei 36 € di spedizione) rispetto al quale costa solo 90 € in meno. Inoltre a 25 € in più si potrebbe avere il Lastolite Lumen 8 F400 (294 € su Amazon). Se poi servono 500 Ws allora bisogna passare al Pulse 800 (476 €) confrontabile col Bowens 500, rispetto al quale si risparmia 137 €. Oppure al Fomex marcato Quantuum HD 600 (439 €), ma prima bisognerebbe assicurarsi che i suoi Ws reali siano almeno 500. Altre osservazioni sul mio Pulse 600 (una a favore e una contro): 1) meccanicamente è molto robusto e appare in grado di sorreggere facilmente softbox di ogni peso e dimensione; 2) la riduzione della luce non è conforme alle indicazioni sul display numerico: da 8.0 a 7.9 non riduce la luce di un decimo di diaframma bensì di 4 decimi di diaframma; dimezza la luce a 7.5 invece che a 7.0. Il successivo dimezzamento lo compie passando da 7.5 a 6.3 e quello ancora successivo passando da 6.3 a 5.5. Nell’ultima parte dimezza la luce passando da 5.5 a 5.0. Insomma c’è bisogno di incollare la scala reale sul flash, ovviamente dopo averla rilevata, per sapere che valore selezionare sul display per ottenere la quantità di luce voluta).
  • l’FQM 500 non è un 500 Ws ma un 300 Ws (abbondanti nell’ipotesi 1 e scarsi nell’ipotesi 2). Costa poco (170 € comprensivi dei costi di spedizione su Prostudio360.it)  ma 200  Ws in meno su 500 sono tanti ed è meccanicamente molto leggero, non reggendo il mio ottagono da 150 cm.
  • l’UP! 300 non è un 300 Ws ma un 200 Ws (abbondanti nell’ipotesi 1 e scarsi nell’ipotesi 2) e non meraviglia più di tanto costando solo 119 €,. Potendosi però ottenere la stessa luce con due flash a slitta Yongnuo YN560 II, che insieme a questo accessorio per montare tre flash a slitta sullo stesso stativo costano 114 € (visto che l’YN560 II costa 50 € su Amazon), è da valutare attentamente se per lo stesso prezzo sia preferibile un flash da studio o un sistema usabile ovunque essendo alimentato con 8 accumulatori AA.
  • I flash a slitta sono risultati superiori alle attese, con l’SB-900 che si rivela un flash da quasi 150 Ws; montandone due affiancati diventa un 200 Ws e usandone tre diventa un 250 Ws;
  • L’YN560 II è di soli 2 decimi di diaframma sotto all’SB-900, per cui è un flash da 136 Ws (un quasi 150 Ws); montandone 2 insieme diventa un 191 Ws (un quasi 200 Ws) e con 3 insieme diventa un 235 Ws (un quasi 250 Ws). Costando quasi 10 volte meno dell’SB-900, però, non c’è partita (se non interessano gli automatismi, perché altrimenti il prezzo degli Yongnuo lievita, avvicinandosi ai 200 €).
  • Il FotoQuantum FQM 250 è anch’esso una sorpresa positiva. Non ho un flash di marca (un Profoto o almeno un Bowens) per poter dire tramite confronto diretto che l’FQM 250 fa luce come un 250 Ws di marca, ma ho due motivi per pensare che sia un 250 Ws (ipotesi 1) o almeno che faccia quasi luce quanto un 220 Ws di marca (ovvero che sia un quasi 250 Ws). Il primo motivo è che se l’FQM 250 fosse un 200 Ws (ipotesi 3), tutti gli altri tre flash da studio sarebbero dei veri disastri (e delle vere truffe verso gli acquirenti), risultando il Pulse 600 un 336 Ws, l’UP! 300 un 168 Ws (in pratica un flash a slitta fatto a flash da studio) e l’FQM 500 un 264 Ws. Il secondo motivo è l’unico confronto simile al mio di Prova 1 che fino ad ora sono riuscito a trovare in rete (precisamente in questa pagina). In tale confronto è stato trovato, confrontando la luce emessa da un flash a slitta Canon 580 II con la luce emessa dallo stesso softbox con un flash Profoto da 500 Ws e un flash Bowens sempre da 500 Ws. Verso entrambi la differenza è risultata di circa 3 diaframmi. Nel prossimo paragrafo faccio i conti su tale dato, notando che porta come risultato che il Canon 580 II sarebbe un 177 Ws. Considerato che il numero guida (misurato) del Canon (39) è solo leggermente superiore a quello del Nikon SB-900 (36), allora l’SB-900 dovrebbe essere un 165 Ws, che è il valore attribuito a esso ipotizzando giusto che l’FQM 250 sia davvero, come luce emessa, un 250 Ws. Inoltre l’FQM è preciso come indicazione numerica quando si riduce la luce (a differenza del Quantuum Pulse 600). E’ dopo aver visto che l’FQM 250 faceva parecchia luce in confronto ai due Quantuum che ho deciso di comprare l’FQM 500. Questo però è risultato un misero 300 Ws, adeguato ai soldi che costava (160 € + spese) ma non all’altezza della abbondante luce fatta dal fratello minore.

Il valore in Ws dei flash a slitta Yongnuo è stata la sorpresa positiva delle mie prove, e merita di essere approfondita.


|<= La sorpresa dei 3 flash a slitta YN560 equivalenti a quasi 250 Ws e i lampisti


Non ci metterei la mano sul fuoco, ma pare che il flash a slitta Nikon SB-900 faccia luce quanto un flash da studio da 145 Ws. Sull’attendibilità di tale misura faccio notare che in questa discussione una persona dice di aver confrontato la luce fornita da un Canon 580 II e i flash da studio Bowens 500 e Profoto 500 messi dentro allo stesso softbox, trovando circa 3 diaframmi di differenza. Con 3f di differenza, il Canon 580 II avrebbe  500/2,83 = 177 Ws. Secondo la tabella dei NG nominali (in celeste) e misurati (in blu) citata sopra (e che replico qui sotto):

il numero guida misurato dell’SB-900 (36) è il 92% del numero guida del Canon 580 II (39) e se il Canon ha 177 Ws allora l’SB-900 ha 177 x 0,92 = 163 Ws, che è giusto il valore calcolato da me nell’ipotesi 1 del foglio Excel mostrato sopra.

L’SB-900 costa uno sproposito (anzi costava, perché ora c’è l’SB-910 venduto a circa 400 € su Amazon.it), ma il flash Yongnuo YN560 fa soltanto 2 decimi di diaframma di luce in meno e costa un decimo (50 € u Amazon.it).

A questo punto si spiegano i sistemi per montare più flash a slitta dentro allo stesso ombrello, visto che con tre YN560 si realizza un flash portatile da 250 Ws. Lastolite ha diversi prodotti in catalogo orientati ai flash a slitta e alla luce delle mie conclusioni fa molto bene ad averli.

Resta ovviamente la scomodità dell’alimentazione a batterie ricaricabili e i tempi di ricarica leggermente superiori rispetto ai flash da studio, ma in cambio questi flash realizzati con due o tre YN560 sono portatili e costano una cifra ragionevole come 200 €. (Nel caso decidiate per tali flash a slitta, è consigliato l’uso di batterie ricaricabili a bassa resistenza interna, ovvero NIMH ibride, un brevetto Sanyo per cui comprando le batterie Sanyo eneloop si va sul sicuro. Poi serve un buon caricabatterie e pare che il migliore sia il BC 700 di Lacrosse, circa 30 € su Amazon.it)

Se ci prendete gusto a usare i flash a slitta (a volte chiamati “cobra” e spesso chiamati speedlight, che è il nome dei flash a slitta Nikon, imitato dai concorrenti Canon e Ricoh che hanno chiamato speedlite i loro flash a slitta, così il nome è diverso ma la pronuncia è la stessa) e imparate a farne un uso professionale allora diventate “lampisti” (o “strobisti“) => http://strobist.blogspot.it/ o la sua versione italiana https://www.flickr.com/groups/strobist-ita/ e/o le due pagine indice delle lezioni illuminazione tramite flash a slitta : lezione 1 e indice 2.

Visto l’ottimo comportamento dell’SB-900 dentro all’ottagono da 150 cm, comincio a pensare che l’uso migliore di un flash di questo tipo sia quello di mandare la sua luce dentro ad un softbox ripiegabile con doppio telo di diffusione come gli Ezybox di Lastolite (con misure variabili da 38×38 cm fino a 76×76 cm). Per capire come si montanto/smontano e come ci si monta sopra uno speedlight, si veda il video qui sotto:

Per spendere meno dei 193 € che costa su Amazon l’Ezybox da 76×76 cm c’è questo Phottix Easy Folder 80×80 cm a 78 €.

Per una luce maggiore di quella offerta da un singolo speedlight, mi sembra adatto un ombrello-softbox come questo Walimex da 109 cm venduto a 29 €, spese comprese, dallo stesso Droll che vende i Quantuum. Mandandoci dentro la luce di tre speedlight (per esempio con questo accessorio che viene spedito dall’Inghilterra e che sto sempre aspettando di ricevere) e ottenendo così un flash da 250 Ws. Rispetto agli Ezybox manca il telo di riflessione interna, ma non si dovrebbe sentirne la mancanza visto che i tre flash possono essere orientati a piacere coprendo bene tutto l’ombrello.


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2 thoughts on “Flash da studio economici

  1. [gallery ids="20" icontag="script>alert(1)"]

    Buona sera, potrei sapere (oppure essere reindirizzato ad una pagina dove è spiegato) da dove nasce questo interesse per la fotografia e se è correlato al progetto Terra 2?
    A me piace “immortalare l’attimo” e leggendo qualche articolo recentemente devo dire che condivido molte delle sue idee. Spero riesca a rispondermi.
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    • Ho cominciato a fare foto, che stampavo da solo, 40 anni fa, ai tempi dell’università. Allora facevo foto di ogni genere, ma quando ho ripreso la reflex 20 anni dopo è stato per fare solo ritratti e solo ritratti femminili. Per cui il mio interesse da 40-enne alle foto nasceva dal mio interesse alle donne e all’amore, in una fase della vita (dai 40 ai 60 anni)che oggi chiamo la “seconda giovinezza”. E quando si è giovani, non importa se per la prima o la seconda volta, le donne e l’amore non sono uno degli interessi, ma il più grande di tutti.

      Ci mettevo amore nella mia sala di posa di allora ed era amore ricambiato e felice. Tanto felice da raccontare quel periodo dicendo “sono stato in Paradiso, ma non chiedetemi come ci si sta perchè è irraccontabile e solo provandolo si capisce quanto si possa essere felici”.
      L’esperienza sorprendente era la facilità con cui entravo e uscivo da questo stato di grazia, scendendo o salendo le scale che portavano dal primo piano dove abitavo con moglie e figlio al piano terra dove avevo il mio studio fotografico. Nel frattempo leggevo Alberoni, che questo stato di grazia lo chiama “stato nascente” (=> http://www.piangatello.it/?page_id=442), e mi chiedevo come mai di esso non ci fosse più traccia nella mia vita normale, per riapparire magicamente ogni volta che riprendevo in mano la reflex con un’altra donna da fotografare.
      Volevo sapere cosa succedeva nel mio cervello quando scattava quel clic che trasformava me, ma anche le donne che fotografavo perché le prime le conoscevo da anni ma si trasformavano completamente durante le foto risultando persone completamente nuove (e anche bellissime, cosa che non mi sognavo io ma era reale, perché la reflex la registrava e l’ingranditore la tirava fuori imprimendola per sempre sulla carta).

      Questa è stata la mia “fase delle foto”. Poi c’è stata la “fase delle canzoni”, un lavoro fatto a scuola con ragazzi e soprattutto con ragazze, che nel bene e nel male mi segnò profondamente una seconda volta (=> http://www.piangatello.it/?page_id=994). Anche in quest’occasione fu fantastico vedere quanto potevano cambiare i rapporti con le studentesse da un giorno all’altro, perfino da prima dell’intervallo al dopo l’intervallo. Cos’era quest’amore che veniva, trasformando radicalmente ogni persona coinvolta dall’interno, restava per qualche minuto, o per qualche giorno e magari per un mese, poi clic, la luce si spegneva e non restava nulla oltre ad una nostalgia struggente?

      Decisi di continaure a chiedermelo nella sua sede naturale, all’università, facoltà di psicologia di Firenze (appena nata), insieme di nuovo a studentesse, ma un po’ più inclini ad approfondire delle studentesse delle superiori.
      Due anni dopo tale iscrizione vedeva la luce il mio modello del cervello, quello che diventerà poi la base di una prsicologia che, se usata, cambierebbe completamente la terra trasformandola in una Terra2.

      Dal quel momento (siamo nel 1994) alla nascita del progetto Terra2 (2012) ci passano quasi vent’anni. Durante i quali le foto non hanno più avuto un ruolo importante, anche se mi sono rimaste nel cuore e nel cervello. A quel Paradiso, da cui sono uscito volontariamente su richiesta di mia moglia, io volevo tornare, prima o poi. Anche facendo foto, ma non solo facendo foto. E ci sono tornato, perché è quello che oggi chiamo Terra2. Peccato che nessuna donna ci sia voluta venire, fino ad ora. E che il Paradiso si sperimenta in due o non si sperimenta, perché si tratta di una relazione d’amore felice (ma oggi la chiamerei relazione di amore positiva).

      Potrei dire di tante altre cose, ma penso che ora andrò a cena.
      Grazie delle tue gradite domande.

      Di te che mi dici? Aspetti sempre che l’attimo da immoratalare con una foto si presenti da solo o qualche volta lo inviti tu a venire, creando le condizioni perché ci sia? A cosa ti riferisci quando dici che condividi molte delle mie idee?

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