Chi sono

Pisa 2017

Da Pisa 2000 ad Alicante 2012



Ho 63 anni, sono separato da molti anni e nell’attesa di trovare una donna che condivida con me una versione dell’amore compatibile con la mia, preferisco stare da solo, sognando Terra2 e lavorando per costruirla. 

Sono laureato in ingegneria elettronica e insegno elettronica da quasi 30 anni, il che giustifica le lezioni di elettronica presenti sul mio sito, per i miei studenti e per chiunque sia interessato agli argomenti spiegati.

Lo scopo principale di questo sito non è però di insegnare l’elettronica ma di far conoscere a tutti e in particolare agli studenti di un corso di laurea in psicologia una clinica molto diversa da ogni altra clinica: quella basata sull’analisi della domanda. Inoltre speravo di parlare di amore con altri a partire dai film, ma non è successo. Ora lo scopo del sito sta cambiando, dando particolare rilievo al mio modello del cervello per psicologi (=> Modello P), ma aspetterò ancora un poco prima di definire la sua nuova direzione.

La clinica fondata sull’analisi della domanda non è molto diffusa, anche se l’esistenza di una scuola di specializzazione post-laurea basata su di essa assicura che qualche psicologo la usa, sopratutto nel campo delle organizzazioni (aziende, imprese e gruppi organizzati di qualsivoglia natura). Non sono però a conoscenza di qualcuno che l’abbia usata nel campo dell’amore, e non mi meraviglia perché usandola si entra in rotta di collisione con l’attuale idea dell’amore. D’altro canto se è possibile un altro modo di impostare la relazione tra un uomo e una donna, e lo è se è vero che la clinica basata sull’analisi della domanda usata nelle organizzazioni funziona meglio di ogni altra clinica, sarebbe un peccato non descriverlo.

Io ho cominciato a spiegarlo agli studenti ai quali insegno Teoria delle organizzazioni, semplicemente perché capire una relazione di coppia è più facile che capire una relazione tra le molte persone di un ambiente di lavoro e i principi base sono gli stessi. Ho cominciato a spiegarlo usando come esempi concreti situazioni descritte da film, e ci ho preso gusto. E’ questa la genesi di quei “Commenti sulle azioni di personaggi descritti da film, a partire da due ipotesi dell’analisi della domanda, con l’obiettivo di descrivere come potrebbe essere un modo positivo di vivere l’amore” che trovate su questo sito alla voce “Progetto Terra2“. 

Per capire se e quanto siano attendibili i miei commenti ai film, e gli altri materiali destinati agli studenti di psicologia, mi pare il caso di raccontare brevemente la storia della mia relazione con psicologia, cominciando col dire che io mi sono scritto alla Facoltà di Psicologia per due volte.

La mia prima iscrizione risale all’anno accademico 1992/93, nel neonato Corso di laurea in Psicologia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze (sul come maturai la decisione di tornare sui banchi dell’università a 39 anni dico solo che la “fase università di Firenze” è la terza tappa della mia seconda vita, preceduta dalla  “fase delle canzoni” e prima ancora dalla “fase delle foto“). Dura solo due anni accademici, però, il tempo che impiego per convincermi che nessun professore di tale Corso di laurea ha la benché minima intenzione di parlare con me di quello che mi interessava allora, cioè di come il cervello comanda il comportamento (a parte la Prof.ssa Abbamondi di Fisiologia del sistema nervoso, che colgo l’occasione per ringraziare qui).

Smetto di frequentare a Firenze ma continuo a studiare, arrivando alla prima versione di quello che oggi chiamo “modello del cervello per psicologi” e che allora chiamavo “modello del cervello in grado di spiegare lo stato nascente di Alberoni” o, se preferite, in grado di spiegare l’amore. In questi anni non mi propongo di superare esami ma in compenso mi propongo di scrivere libri. Avevo cominciato a farlo nei due anni in cui frequentavo a Firenze, prima con un libro di psicologia generale e poi con uno di psicologia dinamica, ma ora lo faccio a tempo pieno, occupandomi prima di amore, poi a seguire del ruolo femminile, di moda e di psicologia fisiologica per studenti delle superiori interessati a sostituire le ore di religione con ore di psicologia.

Nessuno di tali lavori approda ad un editore, anche se ci vado vicino col libro sull’amore arrivato alla sua terza versione, ma ognuno di essi è l’occasione per approfondire e precisare il modello del cervello iniziato all’università. La medaglia che porto al collo nella foto Pisa 2000 contiene il simbolo del mio modello del cervello (lo stesso che trovate nell’indice di ogni mia presentazione) ed è stata fatta da un orafo fiorentino su mio disegno nel 1994. Il fatto che vada benissimo per descrivere la versione attuale di tale modello, nata dieci anni dopo, la dice lunga sul fatto che un’idea è chiara a livello inconscio molto prima che lo diventi a livello cosciente.

Nel 2000 prendo atto che devo scegliere tra il lasciare nel cassetto dei sogni il mio modello del cervello e la psicologia che si può costruire su di esso o iscrivermi nuovamente all’università per metterla in bella copia mentre studio e supero gli esami di un regolare corso di laurea. Nell’anno accademico 2001/2 mi iscrivo a Psicologia 1 a Roma, indirizzo Intervento clinico, in tempo per gustare le gioie e i dolori dell’appena varata università del 3+2, coi suoi quindici esami da quattro crediti all’anno.

Preparo gli esami scrivendo la mia versione di quello che studio, ovvero quella fondata sul mio modello del cervello. In questi anni non scrivo più libri, in compenso produco presentazioni PowerPoint con audio come quelle che trovate oggi sul sito (vere e proprie lezioni di scuola registrate, e come tali nascono nell’anno scolastico 1999/2000 tanto per festeggiare il nuovo millennio; speravo che altri colleghi d’insegnamento adottassero questo strumento a scuola, ma nessuno lo fa e forse capirete come mai ascoltando le mie presentazioni sulla clinica della prof.ssa Paniccia). Fino ad ora (Giugno 2009) questo sito conteneva le mie vecchie diapositive, ma ora l’ho tolte perché ho intenzione di rifarle tutte cominciando dall’inizio e usando in tutte la stessa versione di un modello che è insieme un modello del cervello e una proposta di psicologia (solo in rari casi, come nel file sul cervello, uso diapositive vecchie considerandole sempre valide).

Tornando al periodo che frequentavo a Roma (si fa per dire perché abitavo a Pisa e lavoravo a Pontedera, per cui andavo a Roma nel mio giorno libero dal lavoro e solo qualche settimana mi fermavo due giorni), tutto procedeva bene, come si può vedere dalla tabella qui sotto in cui riporto gli esami superati dal 2002 al 2005.

Tra i professori del secondo anno, però, ho trovato il prof. Renzo Carli (che insegnava psicologia clinica) e la prof.essa Rosa Maria Paniccia (che insegnava Sviluppo delle culture e convivenza) e dopo l’incontro con la loro clinica basata sull’analisi della domanda nulla è stato più come prima nel mio percorso universitario (e anche nella mia vita privata e in quella professionale come insegnante).

Provata sulla mia pelle la validità di tale clinica e deciso che questa e nessun’altra sarebbe stata la mia clinica come futuro psicologo, nel caso mi fossi laureato, mi sono assegnato il compito di innestare la clinica fondata sull’analisi della domanda di Carli e Paniccia sul mio modello del cervello. Ho rivisto il modello dando molto più spazio al sistema che gestisce le emozioni a livello corticale e tarandolo in modo da arrivare alle stesse conclusioni a cui erano arrivati, per tutt’altra strada, Renzo Carli e Rosa Maria Paniccia. Al quarto anno di frequentazione a Roma, dovendo cercarmi un tirocinio pre-laurea ho cominciato a scrivere il libro “PSICOLOGIA CLINICA centrata sul funzionamento negativo del cervello”. Per scriverlo mi sono preso un anno di pausa dagli esami, ma sia per motivi personali che per l’enormità di quanto è emerso mentre scrivevo questo libro, non sono più tornato all’università. Senza gli stimoli emozionali di un contatto con professori e studenti si è presto bloccata anche la stesura del mio libro e la storia del mio rapporto con la psicologia ha rischiato di finire qui.

Questo fino a giugno 2009, quando una possibilità piccola ma non nulla che mio figlio minore si iscrivesse a Psicologia a Roma nell’anno 2010/11 mi ha fatto venire voglia di rifare le mie presentazioni di psicologia e di estenderle a tutti gli esami previsti a Roma.

Gli esami previsti per il corso di laurea di Psicologia a indirizzo Intervento clinico, in data 11/10/2009 erano quelli mostrati nella tabella qui sotto…

…e io cominciai a preparare diapositive che spiegavano l’esame più importante del primo anno, quello di Psicologia Clinica. Essendo insegnato dalla Prof.ssa Rosa Maria Paniccia, davo per scontato che fosse una psicologia clinica fondata sull’analisi della domanda e mi proponevo di spiegare questa clinica a chi ancora non la conosceva. Poi mi occupai dell’esame Fondamenti di psicologia fisiologica e cominciai a preparare diapositive che spiegavano la costituzione e il funzionamento del sistema nervoso (o, se preferite, del cervello). Il terzo esame per cui preparai diapositive nel mio primo anno di lavoro a questo progetto era quello di Antropologia culturale.

febbraio 2012, il progetto di spiegare tutti gli esami di un corso di laurea in psicologia tenendo presente la clinica fondata sull’analisi della domanda è stato accantonato definitivamente, per mancanza di studenti interessati a portare avanti questa clinica e perché oggi quel corso di laurea è ad esaurimento (la facoltà di Psicologia di Roma è stata accorpata alla facoltà di Medicina e non so come è o come sarà il corso di laurea che andrà a sostituire quello mostrato sopra).

Sempre più lontano da questa terra nella quale non mi riconosco più, a questo punto decisi di togliere tutte le diapositive di psicologia dal mio sito.

Continuavo a interessarmi di psicologia, ma adesso il mio solo obiettivo era quello di proporre un’idea dell’amore diversa da quella attuale. Mi piaceva utilizzare quello che avevo imparato in questi venti anni di studi di psicologia per analizzare i comportamenti dei personaggi dei film nel campo dell’amore e quindi lo facevo.

Questo fino a Pasqua 2012, quando trovandomi a voler spiegare le mie idee a una coppia che ci ospitava mentre eravamo in Spagna ho sentito la mancanza delle mie diapositive. La possibilità di convertirle in formato Flash, dimezzando la pesantezza dei file e superando il problema che oggi molti usano OpenOffice o simili che non importano correttamente l’audio PowerPoint, mi ha fatto venir voglia di rimettere i miei materiali on line (della serie “la speranza è l’ultima a morire”). La possibilità di fare un sito ben formattato usando WordPress ha fatto il resto e ora sono qui, in compagnia delle mie amate presentazioni.

Spero che i miei materiali di Psicologia interessino a qualcuno, perché abbiamo molto bisogno di un mondo migliore e potremmo costruirlo a partire da questi materiali se si cominciasse con qualcosa di possibile come il fatto che una coppia scelga l’amore positivo invece di quello negativo.

Grazie della visita.

Guido (guido@piangatello.it)


Torna a inizio pagina 

9 thoughts on “Chi sono

  1. ciao Guido sono studente di psicologia e casualmente ( penso che niente è a caso nella vita ) navigando nel web ti ho trovato. Esprimi concetti che mi sorprendono e catturano la mia attenzione in senso stimolante. complimenti e continua così.
    ciao Paolo.

    • Grazie per i complimenti e vieni a “trovarmi” su un film, dicendomi il tuo punto di vista su di esso. Perché mi manca moltissimo lo scambio di idee con qualcuno. Faccio un esempio. Ieri ho scritto un commento al film CERCASI AMORE PER LA FINE DEL MONDO su comingson.it, meravigliandomi che gli altri commenti fossero negativi. Mi piacerebbe parlare con qualcuno per capire come può succedere che io trovi bellissimo il finale e interessantissimo il cambiamento delle persone, mentre altri lo hanno trovato “noioso” e “niente di che”.
      Alla prossima, spero. Guido

  2. Ciao. Sono una ragazza finita casualmente su questo sito, cercando recensioni su “Last Night” film che per altro mi è piaciuto moltissimo. Quindi poi ho visto anche “Amici di letto” e “Cercasi amore per la fine del mondo”, leggendo poi il tuo lavoro. Grazie per gli spunti di riflessione! Ho però delle perplessità! La gelosia nei limiti della norma, quando si provano sentimenti forti e grande attrazione verso qualuno, è umana, credo. Alcuni parlerebbero di “amore” forse. Non è normale? Quando si tiene tanto a qualcuno si ha paura di perderlo.
    E, se io amo qualcuno, mi impegno a star solo con quella persona. Trovi sia tanto sbagliata questa idea?

    Scusa ma mi interessa sapere questo!!!
    Sennò hoi sbagliato tutto nella mia vita!!

    • Ciao Francesca
      io ti rispondo anche astrattamente, però sarebbe più utile un confronto sulla gelosia utile-o-dannosa se parlassimo attorno ad un episodio di un film sostenendo tesi diverse. Per cui quando te ne capita uno, segnalalo in un commento su quel film e cercare una versione condivisa su qualcosa che abbiamo visto entrambi sarà utile e piacevole.

      Dal mio punto di vista, la distinzione non è tra gelosia normale e gelosia eccessiva, ma tra la gelosia di una persona impegnata in una relazione positiva (che è utile a giudizio di quella persona e tale va considerata senz’altro dopo aver verificato che quella relazione è positiva) e la gelosia di una persona impegnata in una relazione negativa (che è utile secondo quella persona, ma se si va a vedere da vicino come la usa io ci scommetto un mese di stipendio che si scoprirà che non è affatto usata per rendere più duratura quella relazione).
      Ora per proseguire bisognerebbe avere un esempio concreto (in pratica un film) sul quale vedere all’opera una gelosia all’interno di una relazione negativa. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, se è vero che tutte le relazioni di coppia tra adulti sono negative sulla terra attuale, ma vorrei che fossi tu a scegliere il film su quale parlare di gelosia non astrattamente ma in concreto.

      Quanto alla tua domanda se io trovi sbagliata o meno l’idea che “se io amo qualcuno, mi impegno a star solo con quella persona”, vorrei dirti che la cosa importante non è cosa penso io, ma come funziona il cervello.

      Pensando al cervello, la prima cosa che vorrei dirti è che a trovare “giusta” o “sbagliata” un’idea è il sistema razionale del cervello, il quale però non comanda quasi nulla. Il vero centro direzionale del cervello (per quel che ne so io) è il sistema emozionale corticale, per il quale non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma scelte che portano ad un aumento del piacere provato e scelte che portano ad una diminuzione del piacere.

      Se t’interessa sapere se “impegnarsi a star solo con la persona che ami” va verso un aumento del piacere o verso una diminuzione di esso, precisa cosa intendi con “impegnarsi a star solo con quella persona” e poi vedrai che un accordo lo troviamo facilmente.

      Alla prossima, spero.

      Guido

      [Vedi anche le aggiunte successive a questa risposta nella pagina “La gelosia non è normale?” del FORUM]

  3. Ti faccio un esempio allora.
    Nel film “Last night” abbiamo una coppia teoricamente impegnata.
    C’è una frase, una battuta. Sono tornati dalla festa e lei guarda il marito e gli dice “io te lo risparmio”
    Lui amandola avrebbe dovuto evitare di farle del male. Questo intendo. E invece se ne frega per suo ego.
    In questo senso dico è giusta la gelosia di lei?
    È eccessiva lei?
    O è lui che se ne frega di ferirla?

    • Queste sono domande precise, visto che fanno riferimento a una situazione precisa, e io voglio dare loro risposte precise.

      Non lo farò qui, però, ma nella pagina “Gelosia giusta o eccessiva?” del FORUM, perché ho bisogno di spazio e della possibilità di mettere immagini, figure e link.

      Mi ci vorrà un po’ di tempo per scriverla e mi scuso per questa attesa.

      Io ci proverò a farmi capire, ma non sarà per nulla facile perché io penso da 10 anni in un modo molto diverso e per rivolgermi a te devo fare una vera e propria traduzione.

  4. PS Scusami per la superficialità della segnalazione, ma pè la prima cosa che ho notato quando ho iniziato a leggere.

    • Beh, una critica è meglio di nessun commento.

      E mi ha dato l’occasione di spiegare perché mi piacciono le lenzuola di colore nero, alternate a quelle gialle (alla faccia di chi considera il colore del sole come il colore del tradimento), rosse e viola (alla faccia dei preti per il motivo già detto qui: http://www.piangatello.it/#comment-6911)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *