la memoria del cuore

LA MEMORIA DEL CUORE (Michael Sucsy, USA-Brasile 2012, ispirato alla storia di Kim e Krickitt Carpenter) è un film importante per capire Terra2 intanto perchè evidenzia che un amore crea “qualcosa” nel cervello. Poi perché mostra un uomo impegnato a riconquistare la moglie che, dopo un trauma cerebrale, lo ha dimenticato.

VEDERE IL FILM
INDICE DEL RIASSUNTO DEL FILM COI MIEI COMMENTI

APPROFONDIMENTI

Amore e cervello

Casi da Sacks O. (1986), L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi


INDICE DEL RIASSUNTO DEL FILM COL MIO COMMENTO

VEDERE IL FILM

Fonte: Nowvideo linkato da Cineblog   [LA MEMORIA DEL CUORE – M. Sucsy, USA, 6.4 (Trama_ComingsoonMymovies – Extra13€) PressBook]


 

 |<= 1 – La nevicata

 


Paige (lei, uscendo dal cinema): – Mi è piaciuto tanto.
Leo (lui): – Questo genere di film ti piace sempre.
P.: – Dai.
L.: – Perché, non è così? (Poi, guardando la neve) Cavolo, erano due centimetri quando siamo entrati.
P.: – Che meraviglia.
Leo la bacia sui capelli.

 


In auto lui canticchia una canzone trasmessa alla radio.
Paige: – Non ti piacerà questa canzone? […] Ahi, ho sposato un uomo sdolcinato. Ti prego, dai, piantala.
Leo: – Ti piace. Dì che ti piace.
Lui arresta l’auto.
P.: – La sai la mia teoria?
L.: – Uhm.
P.: – Che le ragazze rimangono sempre incinte se lo fanno in macchina.
L.: – Come?
P. (slacciandosi la cintura e andando verso di lui): – Uh-uhm.
Si baciano.

 


Pensieri di Leo: – Anche io ho una teoria. La mia teoria riguarda i momenti. I momenti di impatto.
Un camion cerca di fermarsi ma scivola sulla neve e Paige sfonda il parabrezza con la testa.


 

          • I momenti di impatto appartengono alla casualità e influiscono sulla strada che verrà percorsa, ma non sul punto di arrivo se è vera la tesi che le relazioni sono destinate fin dall’inizio a raggiungere lo scopo che si erano date se sono orientate positivamente e a fallirlo se sono orientate negativamente.

 

 


Pensieri di Leo (mentre li vediamo entrambi ricoverati al pronto soccorso di un ospedale, lei con un vistoso danno alla fronte): – La mia teoria è che quei momenti di impatto, quei lampi di elevata intensità che capovolgono letteralmente la nostra vita, finiscono per caratterizzarci come individui.


 

          • L’unicità di una singola vita è indubbiamente legata a episodi casuali che condizionano la strada percorsa da ognuno per raggiungere i suoi obiettivi, ma è più importante la strada o la destinazione, il come si studia all’università o la materia in cui ci si laurea?

 

 

        • Anche gli obiettivi raggiunti caratterizzano una vita ed essi non sono affatto frutto della casualità ma di scelte.] [Diciamo che è proprio l’invarianza dell’obiettivo, quello che si vuol raggiungere nelle relazioni positive e quello che si “vuol” fallire nelle relazioni negative, a richiedere percorsi diversi in presenza di eventi diversi che la vita ci presenta casualmente.

 

 

        • Approfitto del vistoso danno alla fronte per precisare che la corteccia frontale contiene i programmi a lungo termine di una persona, composti sia da fini che da percorsi previsti per raggiungerli, i primi insensibili alla casualità e i secondi intimamente connessi ad essa perché devono essere aggiornati in presenza di novità importanti, qui chiamate “momenti di impatto”.

 

 

        • La lobotomia è la pratica medica messa a punto dal neurologo portoghese Monitz nel 1835 per intervenire sulla personalità di soggetti internati in manicomio lesionando volutamente la loro corteccia frontale, pratica poi abbandonata o oggi considerata barbara perché riduceva le persone a uno stato puramente vegetativo (=> QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO]

 

 


 

 |<= 2 – Quattro anni prima

 


4 ANNI PRIMA Leo sta facendo una fila e nota Paige.
Pensieri di Leo (mentre i loro sguardi s’incontrano e lei gli sorride): – Uno dei miei momenti preferiti in assoluto.


 

          • Basta uno sguardo per capire che quella è la persona che si stava cercando, ovvero la persona che ha costruito nel suo cervello (coi suoi sogni) una struttura abbastanza vicina alla propria da poter convergere entrambi facilmente su una struttura comune?

 

 

        • La risposta è “si”, perché il linguaggio non verbale permette di leggere nei cervelli altrui al punto che il protagonista di HEREAFTER dopo aver tenuto per 10 secondi le mani di una persona conosce il passato dell’altra persona come se avesse copiato un’ampia parte del suo cervello nel proprio cervello.

 

 


Leo lascia la fila per andare dietro a Paige, diretta alla propria auto.
Leo: – Hai dimenticato il permesso di sosta.
Paige (prendendolo): – Grazie. Beh, ero venuta fin qui per godermi una fila di due ore. Il permesso è una specie di bonus.
L. (dopo aver visto un contrassegno sull’auto di lei): – Oh, l’Istituto d’Arte. Che fai lavori li?
P.: – No, sono una studentessa. Mi chiamo Paige.
L.: – Scusami, io sono Leo.
P.: – Beh, ti ringrazio del permesso. Leo.

 


Leo: – Sai, ho notato, e non credere che voglia molestarti, che abbiamo la stessa zona di PSR.
Paige: – Guarda, guarda.
L.: – È vero.
P.: – Huum. Hai un notevole spirito di osservazione.
L.: – Si.
P.: – Che cos’è la zona di PSR?
L.: – Permesso di Sosta Residenziale.
P.: – Ah. Sembra una zona… intima.
L.: – Si. Lo sai, stavo pensando una cosa. Direi che siamo praticamente costretti a bere qualcosa insieme. Per rispetto verso la nostra, come dire, compatibilità di zona.
P. (aprendosi ad un lento quanto convincente sorriso): – Ci sto.
Poi lei richiude l’auto e si avviano insieme.


 

          • [Quello che c’è tra due che poi si metteranno insieme è una compatibilità reciproca della struttura cerebrale in incubazione, una compatibilità dei sogni su come dovrebbe essere il proprio partner che non è un fatto filosofico ma una sostanziale equivalenza funzionale delle due strutture neurologiche in costruzione.

 

 

        • La vicinanza fisica delle due abitazioni è qui utilizzata per descrivere un’altra vicinanza fisica, purtroppo quella di due strutture cerebrali in costruzione senza nome in qualche cultura umana, perché tutti gli umani fino ad oggi hanno preferito collocare l’amore nell’ambito della poesia invece che in quello della neurologia.

 

 

        • Che succeda qualcosa nel cervello durante la creazione di un legame di amore è talmente ovvio che solo un pazzo potrebbe sostenere di non saperlo, per cui quello che succede nel cervello durante un amore fino ad oggi non si è voluto vederlo, cercarlo, indagarlo, precisarlo.

 

 

        • Notare che l’apertura a livello di testa coincide con la chiusura a livello di auto.

 

 


Vanno al caffè Mnemmonico [riguardante la memoria] e qui li vediamo scambiarsi dolci (lui ha scelto a caso due cioccolatini da una scatola e ne offre uno a lei e uno a se stesso, con lei che trova “ottimo” il suo e lui pure).
Poi lei mette sulla sua testa il cappello di lui e mentre lui tocca il cappello diventato di lei, lei tocca le labbra di lui.


 

          • Se le azioni potessero parlare direbbero che stanno facendo le prove di un amore che ambisce a stamparsi nella memoria per sempre, che i due cioccolatini sono i loro sogni, per cui lei trova ottimi i sogni di lui e lui trova ottimi i sogni di lei, dopo di che lei approva la struttura cerebrale che lui è venuto a proporre all’approvazione di lei spostando sulla sua testa il cappello di lui e dicendo “ok, ora il tuo progetto per il futuro è anche il mio progetto”.

 

 

        • Ok, loro non sono coscienti a livello razionale che le loro azioni descrivono il loro incontro d’amore come un condividere la struttura cerebrale che recepisce i loro desideri per il futuro. Ma questo è normale perché un incontro d’amore non è inizialmente un incontro tra due sistemi razionali ma tra due sistemi emozionali corticali (nel linguaggio corrente è “un incontro tra due cuori”) e solo in un secondo momento quello che si sono detti con le azioni verrà messo in parole, diventando un accordo cosciente.

 

 


Vediamo Paige fare la cameriera in un caffè, servendo un tè ad un tavolo.
Mentre lei si asciuga il naso con un fazzoletto di carta, vede sul tavolo accanto un pacco con sopra la foto di Leo. Poi, alzando la testa, vedo Leo sorridente sotto la pioggia, che la invita con la mano ad aprire il pacco.
Dentro c’è un pacco grande “per il naso”, un pacchetto piccolo “per la testa”, un CD di musica suonata da Leo “per il cuore” e “per dopo” un body che lei fa l’atto di indossare. Poi lui va via, sorridente, lasciandola lavorare.


 

          • Quando una studentessa lavora durante gli studi, delle due l’una: o i soldi dei genitori non le bastano o non ci sono affatto perché lei ha interrotto le relazioni coi genitori (o viceversa).

 

 

        • Il “cuore” parla il linguaggio dei fatti e non quello delle parole, perché il sistema emozionale non ha accesso al sistema verbale ma si spiega molto bene con le azioni che fa fare o non fare, selezionate aumentando il valore delle cose che vuol fare con la creazione di emozioni per scelta positive e diminuendo il valore di quelle che non vuol fare con la creazione di emozioni per scelta negative.

 

 


Leo: – Sono così innamorato di te!

 


La dottoressa dice che Paige ha un’emorragia intracranica e che la tengono è in coma indotto per far riposare l’organismo e dare al cervello il tempo di guarire mentre perdura l’ematoma.
Pensieri di Leo: – Il fatto è che noi essere umani siamo la somma di tutti i momenti che abbiamo vissuto, con tutte le persone che abbiamo conosciuto. E sono questi momenti a costruire la nostra storia. Come la nostra personale hit parade dei ricordi più belli, che suoniamo e risuoniamo nella nostra mente ancora e ancora.


 

          • Questo livello di comprensione del cervello non è sufficiente per abitare su Terra2 e la prima integrazione da fare è che soltanto il cervello dietro, ovvero l’unità funzionale dove arrivano i sensi e dove vengono memorizzate presumibilmente tutte le situazioni incontrate, è una somma puntuale “di tutti i momenti che abbiamo vissuto, con tutte le persone che abbiamo conosciuto”.

 

 

        • Il cervello davanti, ovvero l’unità funzionale deputata a comandare i muscoli volontari e quindi il comportamento, è costruito e quindi non è il frutto di quanto fatto ma piuttosto di quanto sognato, con le esperienze che forniscono il materiale per sognare il futuro ma questo materiale è utilizzato per ipotizzare un futuro che può discostarsi anche molto dal passato.

 

 

        • La prima conclusione di Leo non è giusta, secondo il mio modello del cervello, perché non è il passato a costruire “la nostra storia” ma l’uso che il soggetto fa del suo passato.

 

 

        • La seconda conclusione invece si, perché “suonare e risuonare la nostra personale hit parade dei ricordi più belli” è un modo per raccontare l’attività durante la quale si costruisce una struttura cerebrale usando arbitrariamente il nostro archivio di esperienze.

 

 


 

 |<= 3 – Il matrimonio

 


Quattro anni prima Leo abita con altri studenti e Paige è diventata una presenza regolare in questo appartamento.
Paige (agli altri due studenti): – Volete delle fragole comprate dal contadino?
Studente1 (col berretto): – Fare la spesa è un brutto segno.
P.: – Perché?
S1: – Corri troppo.
Studente2 (con gli occhiali): – A me lei piace. È una specie di mascotte.
P.: – Grazie, almeno credo.
S1: – Al furetto che hai cercato di farci adottare, preferisco lei.
S2: – E fa pure un ottimo caffè. Teniamola.
Sul dolce però Leo ha scritto, in forma abbreviata, “Andiamo a vivere insieme?” e lei dice “si”, prima di baciarlo.

 


Paige (davanti allo Studente1 col cilindro, allo Studente2 con la ragazza e a pochi altri) : – Ti prometto di aiutarti ad amare la vita, di trattarti sempre con tenerezza e di avere la pazienza che l’amore richiede. Di parlare quando le parole sono necessarie e di restare in silenzio quando non lo sono. Di accettare di non essere completamente d’accordo sulla torta di mele. E di vivere nel calore del tuo cuore e considerarlo casa mia.
Leo: – Tu miri parecchio in alto. Hai scritto le tue promesse sul menù?
P.: – Si. Perché?
Leo le mostra il menù identico (del caffè Mnemmonico) sul quale ha scritto le sue promesse.


 

          • Su una terra dove non si definisce ne l’amore ne il cuore, l’unica cosa che ha promesso lei è di non arrabbiarsi se non è completamente d’accordo sulla torta di mele.

 

 


Leo: – Io prometto di amarti ardentemente in ogni tuo momento, ora e per sempre. Prometto di non dimenticare mai che questo è un amore che capita una volta nella vita. E di sapere sempre, nel profondo della mia anima, che qualunque difficoltà possa riuscire a dividerci, troveremo sempre la strada per ritrovarci.


 

          • L’amore che promette Leo è quello possessivo, che esclude ogni altro amore classificandolo come non necessario dal momento che si ha questo grande amore.

 

 

        • Ma la cosa più grave è l’ignorare che se l’amore serve per costruire e mettere in uso una struttura cerebrale condivisa, non potrà esserci amore ora che la struttura è costruita e in uso.

 

 

        • Per continuare ad amare bisognerebbe cominciare a costruire la prossima struttura da condividere, magari condividendola con la stessa persona di oggi ma comunque costruendola con altre persone perché altrimenti si ricade sulla struttura attualmente in uso, che è giusto quello che l’amore possessivo non autorizza a fare.

 

 

        • L’ultima promessa, quella di non lasciarsi dividere da nulla, è il punto forte dell’amore possessivo, perché esso isola dall’ambiente e fonda la vita sulla struttura condivisa, che non potrà mai essere abbandonata se non c’è null’altro di importante.

 

 


Studente1: – Volete essere marito e moglie per sempre?
Leo: – Lo voglio.
Paige (molto sorridente): – Io si, lo voglio.
S1: – Allora per il potere conferitomi dallo Stato dell’Illinois, io vi dichiaro (intanto tutti cominciano a scappare inseguiti da due custodi del museo) marito e moglie e migliori amici per tutta la vita. Basta, filiamo.
Sposi e invitati scappano di corsa da quella che si rivela essere una stanza dell’istituto d’arte di Chicago.


 

          • Sembra un matrimonio finto, ma visto che nel resto del film non si mette in dubbio che sono sposati dobbiamo considerarlo vero nonostante le apparenze.

 

 


Dopo il matrimonio con fuga finale, Paige e Leo si baciano sotto quest’opera d’arte che riflette il cielo.

 


Paige lavora a una scultura, ma poi allontana da se con rabbia il tavolo con la scultura e si dispera perché è in ritardo nel fare il lavoro per le Tribune Tower.
Leo: – Su, ce la farai.
Lei dice che non può farcela e quando lui le chiede di andare a letto con lui dice che non è il momento, ma poi Leo le fa il solletico e finiscono entrambi sul pavimento.

 


Leo (rialzandosi dal pavimento): – Secondo me questo può venire bene. Certo, lo so che non è finito, ma si può intravedere un senso. Ci si vede come una specie di cortina buia da questa parte e un elemento luminoso da quell’altra. È arte astratta, ma insomma, non so, credo che sia già pieno di forza. (A Paige che assentisce senza dire nulla) che ho detto?
Paige: – Tu mi ami in modo incredibile.
L.: – Si, è così.
P. (scoppiando a ridere): – Si, si capisce perché è quella la mia opera (indica una cosa alle sue spalle). E questo è il mucchio di scarti. Che non butterò mai via.
Paige lo bacia.


 

          • Questa scena dice qualcosa d’importante sul cervello, proponendo che il valore non sia nelle cose (col cervello che si limita a capirlo) ma sia costruito dal cervello e attribuito alle cose, arbitrariamente anche se poi una cosa a cui molti in passato hanno attribuito valore diventa portatrice di questo valore.

 

 

        • Dice anche un’altra cosa, questa volta sulle relazioni: che si può dare valore alla relazione di scarto (quella negativa) e non darlo alla relazione che costruisce nuovo valore (quella positiva).

 

 

        • Ma anche il discorso sulle relazioni è un discorso sul cervello, perché le due relazioni possibili dipendono dai due orientamenti possibili del sistema emozionale, che nel costruire emozioni per scelta deve scegliere se farle positive o negative.

 

 


Mentre si baciano, Leo la invita a stendersi e lei lo fa con piacere. Poi lei tira su la maglietta di lui e la propria gonna.
Pensieri di Leo (dopo qualcosa che non viene mostrato): – Un momento di amore totale, fisico, mentale. Di amore secondo ogni possibile definizione.


 

          • L’amore è un accordo, se è vero che la sua funzione è di costruire una struttura cerebrale condivisa, ma quale sia l’accordo varia da coppia a coppia e se l’accordo è nel vivere una relazione negativa allora l’accordo c’è, lo star bene invece c’è per un periodo e poi basta.

 

 


 

 |<= 4 – Il risveglio

 


Paige si sveglia e si guarda intorno con volto scuro.
Dott.ssa: – Paige, sta tranquilla. Sei in ospedale. Hai battuto la testa, ma stai bene. Ti abbiamo tenuto addormentata.
P.: – Mi fa male la testa.
Dott.: – Beh, è assolutamente normale. Le do subito un analgesico.
P. (a Leo): – Si è fatto male qualc’un altro, dottore?
Leo (con la faccia mostrata qui sopra): Paige, lo sai chi sono, vero?
P.: – Si. Lei è il mio medico.

 


Leo: – Sono tuo marito.
Paige guarda davanti a se a queste parole e quando lui allunga la mano verso di lei si ritrae guardandolo come se le facesse paura.
Poi lei vede che ha una fede al dito, ma continua a guardare male Leo come se le dispiacesse il modo in cui la guarda lui.


 

          • Paige si sveglia su Terra1, visto che le cose d’amore lei le chiama cose di cuore, e su Terra1 si ama una persona sola e se non sei quella persona ti devi aspettare di essere trattato male senza averle fatto nulla di male.

 

 

        • Su Terra2 la musica è molto diversa, perché qui una donna di 30 anni ha 30 anni di allenamento a pensare che tutte le altre persone meritano il suo amore, con la sola esclusione di quelle che le stanno facendo del male.

 

 

        • Su Terra2 se un estraneo guarda una donna con amore, lei se ne rallegra, mentre su Terra1 lei fa l’offesa, e dico “fa” perché offesa non può esserlo davanti a qualcuno che si dichiara pronto a esaudire ogni suo desiderio, compreso quello di andarsene se lei glielo chiederà.

 

 

        • Il segreto per offendersi davanti ad un’offerta d’amore maschile è di pensare che lui non sta mica offrendo qualcosa, ma sta chiedendo di farci sesso.

 

 


Dott.ssa (inseguendo Leo): – Signor Collins.
Leo (con voce arrabbiata): – Lei ha detto che andava tutto bene.
Dott.: – Una lesione cerebrale non è un osso fratturato. Il cervello è molto meno prevedibile. A seconda di come il tessuto edematoso preme contro il cranio è possibile qualche complicanza.
Leo: – Qualche complicanza? Lei non si ricorda di me!
Dott.: – Anche se è sveglia, l’ematoma può provocare confusione o perdita di memoria, casuali sbalzi di umore. Ma rientra nella norma.
Leo si allontana come se non avesse ricevuto spiegazioni ma offese.


 

          • Paige non è la sola che fa l’offesa (davanti all’estraneo che dice di essere suo marito) senza aver ricevuto alcuna offesa, perché anche Leo fa l’offeso (davanti alla dott.essa) senza averne alcun motivo e non dovrebbe meravigliare perché su Terra1 tutti sono sia vittime sia aggressori, sia oggetti di ingiustizie che autori di altre ingiustizie.

 

 

        • La dottoressa parla di cervello e quel che dice può essere accettato o contestato perché sappiamo di cosa sta parlando.

 

 

        • Cominciamo allora a contestare l’imprevedibilità del cervello, sulla base del fatto che io ho potuto prevedere che Paige avrebbe trattato male Leo alla prima occasione utile a partire dalle promesse fatte al matrimonio, dove lei parlava di cuore invece che di qualche parte del cervello (perché esattamente a questo serve il non chiedere alla scienza di dire cosa è il cuore degli innamorati, magari sbagliando ma proponendo qualcosa di meglio del muscolo che pompa il sangue).

 

 


Pensieri di Leo (mentre si accascia sul pavimento accanto al distributore di bibite): – Allora ecco la mia teoria. Questi momenti di impatto ci caratterizzano come individui. Ma quello che non avevo mai considerato era: “e se un giorno non potessimo più ricordare nessuno di essi?”


 

          • Quella di Leo è una teoria su “non si sa cosa”, il che la mette al riparo da ogni contestazione sulla sua validità, dopo di che lui può sostenere qualsiasi cosa sul cervello gli faccia comodo in quel momento.

 

 

        • Leo non dice “ecco la mia teoria sul cervello”, perché altrimenti non potrebbe permettersi una tesi tanta gratuita quanto quella di sostenere che le esperienze passate determinano i comportamenti futuri.

 

 

        • Leo può rifiutarsi di confrontare quello che pensa con quello che si sa sul cervello, per poterla pensare come gli pare senza risponderne, ma poi non si deve lamentare se viene trattato male senza motivo da Paige, perché a questo serve l’arbitrarietà rivendicata per se e per gli altri ogni volta che non riferisce le proprie teorie sul cervello al cervello

 

 


Paige tocca con un dito Leo addormentato sul divano dell’ospedale per svegliarlo.
Leo (sollevandosi): – Ciao.
Paige: – Che cosa stai facendo?
L.: – Dormivo.
P. (sorridendo): – Bene.
L. (porgendole una borsa): – Ti ho portato dei vestiti.
P. (senza aprire la borsa): – Grazie mille. Ho un po’ di fame.
L. (sorridendole): – Va bene. Dai, andiamo.


 

          • Chi autorizza la Paige che si era ritratta schifata davanti allo sconosciuto che allungava la mano verso di lei a toccare lui con un dito fino a svegliarlo?

 

 

        • O quando le fa comodo un estraneo è “un nemico fino a prova contraria”, mentre quando le fa comodo il contrario un estraneo è “un amico fino a prova contraria”?

 

 

        • L’arbitrarietà estrema consentita dal non fare riferimento al cervello quando si parla di comportamenti umani autorizza tutte le tesi di comodo che si vuole, proteggendo le persone scorrette perché quelle corrette non hanno bisogno di farsi tornare dei conti che non tornano.

 

 


Paige (al bancone del self-service): – Sai, prima ho bisogno di verificare con te una serie di cose a proposito di me. A proposito di noi (e dicendo “noi” fa con gli occhi un gesto che esprime schifo).
Leo: – Certo.
P.: – Allora, siamo sposati.
L.: – Si.
P.: – Si. Ho i capelli in disordine.
P. (sorridente): – Beh, tu prima la pensavi in modo diverso. Dicevi che ci voleva troppo tempo per stirarli. Che preferivi lavorare nel tuo studio.
L. (seria): – Il mio studio? Quindi io avrei uno studio?
P.: – Tu sei un’artista. Una scultrice. Anche molto brava. Al momento stai lavorando su 4 opere per l’atrio della Tribune Tower. Una cosa grossa, volevano tutti quella commissione. Ma la tua personale al museo di Chicago ha avuto un gran successo. Quindi hai vinto.
P. (senza rallegrarsene ma chiedendo della sua laurea in legge): – Non sono laureata in legge? (foto piccola)
L.: – Credo che ti mancasse qualche esame.
P.: – Quando pensavo di diventare un’artista ero al liceo.


 

          • La scrittura è stata inventata, 5 mila anni fa, per memorizzare all’esterno del cervello informazioni supplementari a quelle archiviate in testa, per cui non si può assolutamente concedere a Paige di non sapere cosa significhi prendere informazioni dimenticate dall’esterno, qui dalla testa di Leo, e rimettersele in testa.

 

 

        • Quanto disprezzo verso se stessa serve a Paige per non rallegrarsi affatto del successo della sua personale al museo di Chicago, che lei ha dimenticato ma Leo no? Io direi che ne serve molto.

 

 

        • L’orientamento al disprezzo caratterizza le relazioni negative e serve a far stare male l’altra persona, che per recuperare il suo star bene deve convincere l’altra persona a smetterla col disprezzo e diventa disponibile a dare ogni cosa senza ricevere nulla in cambio oltre allo smettere questa aggressione emozionale.

 

 

        • La dimenticanza del passato è colpa dell’incidente, ma il non voler ricordare cosa lei ha fatto di buono negli ultimi anni è una scelta di Paige. [Leo però aiuta Paige a farsi del male da sola (non chiedendo a lui di raccontarle cosa ha fatto negli anni in cui ha deciso la sua strada nella vita), perchè qui potrebbe dirle che di smettere gli studi di legge lo ha scelto lei, però non glielo dice.

 

 


Gli amici di Leo sono andati all’ospedale.
Amico3 (non inquadrato): – Per me può essere un vantaggio.
Leo: – Una lesione al cervello un vantaggio?
A3: – Se non ricorda chi sei, non ricorda nemmeno tutte le stronzate che hai fatto. Puoi voltare pagina, cominciare una nuova vita.
Amico2 (con gli occhiali): – Io sono preoccupato: se non si ricorda di te come potrà ricordarsi che ti ama?
A3: – Onestamente ero sbalordito che fosse innamorata di te.
Ragazza: – Tra l’altro ora sei molto meno attraente.
L.: – Siete ottimi come gruppo di sostegno. No, sul serio. Se non dovesse più ricordarsi di me che faccio?
R. (andandogli vicino): – Non può dimenticarti. Si ricorderà di tutti noi. Siamo una famiglia.
L.: – Si. Si, hai ragione.


 

          • Dimenticare è una funzione del cervello altrettanto importante del ricordare, perché è scegliendo cosa dimenticare e cosa ricordare che si guida la propria vita verso gli obiettivi che ci si è dati.

 

 

        • Per darsi degli obiettivi e costruire un futuro possibile occorre attingere al passatp, ma qui molto del passato di Paige è disponibile in Leo e negli altri che l’hanno conosciuta e il solo problema è che Paige non lo vuole questo passato.

 

 

        • Non volerlo perché non si accorda col presente di lei, fermo a 5 anni prima, è una spiegazione che non regge, perché il filo che lega quel passato agli anni successivi c’è stato e potrebbe essere ritrovato, con un po’ d’impegno.

 

 

        • La spiegazione che resta, purtroppo, è che la Paige giovane è interessata più a disprezzare gli altri che a costruire qualcosa insieme a loro e non per il trauma ma perché è cresciuta su una terra negativa nella vita privata.

 

 


 

 |<= 5 – I genitori

 


Il giorno dopo Leo non trova più Paige nel letto dove l’aveva lasciata.
Leo (a un’infermiera): – Mi scusi, sto cercando mia moglie, Paige Collins. Ieri era qui.
Infermiera: – Si, ma sembra che l’abbiano trasferita al piano dei vip.
L.: – Non è troppo costoso?
I.: – Pagano i genitori. Prenda l’ascensore laggiù in fondo e poi a destra.
L.: – Grazie.

 


Dott.essa: – Paige, la tua memoria a lungo termine è intatta e sono praticamente certa che recupererai col tempo tutti i tuoi ricordi. Signor Collins, sono contenta di vederla.
Leo (al padre): – È un po’ imabrazzante. Sono Leo, il marito di Paige.
Padre: – Sa quanto sia stato sconcertante venire a sapere per vie traverse che mia figlia era in terapia intensiva da settimane e nessuno ce l’aveva detto?
Madre: – Avrebbe dovuto chiamarci.
L.: – Mi dispiace.
Paige: – Non hai mai conosciuto i miei? Non capisco. (Alla madre) Perché non avete conosciuto mio marito?
La madre cambia discorso.


 

          • Memoria a lungo termine è la memoria entrata nei collegamenti tra neuroni, mentre quella a breve termine è memoria chimica ovvero facilitazioni chimiche al riattivarsi di neuroni attivati di recente che dura qualche giorno.

 

 

        • La tesi della dottoressa è giustificata dal fatto che ricordi vecchi e nuovi sono mescolati nei collegamenti tra neuroni, per cui la possibilità di ricordare tutto di 5 anni prima dovrebbe indicare che non sono state lese permanentemente aree corticali.

 

 

        • D’altro canto un minimo di separazione nelle aree di memorizzazione al passare del tempo ci deve essere, visto che ci sono casi come quello di questo film nei quali vengono persi selettivamente i ricordi da un certo anno in poi.

 

 

        • Quello che condiziona l’evolversi di questa storia non è tanto il danno alla memoria quanto la negatività di tutti, da Paige ai suoi genitori passando per Leo, perché scandaloso non è solo che ne Paige ne Leo abbiano avvertito i genitori, ma anche e soprattutto che negli ultimi 4 anni non ci sia stato un solo contatto tra figlia e genitori (altrimenti Leo non avrebbe dovuto presentarsi in questa circostanza).

 

 

        • Qualunque sia la colpa che Paige rimproverava ai genitori, tanto da non avere più alcun contatto con loro da anni, essa non avrebbe mai cancellato il valore di quanto fatto dai genitori per la figlia fino a 20 anni, su Terra2 perché su Terra1 si è costretti a tollerare la negatività dei figli non essendo ammesso di denunciare la negatività dei matrimoni.

 

 

        • La madre non risponde alla domanda della figlia e questa è collusione con la negatività della figlia, perché la madre preferisce dimenticare la cosa anziché tirarla fuori e chiarirla una volta per tutte.

 

 

        • Anche Leo potrebbe rispondere alla domanda di Paige ma non lo fa e anche questa è collusione con la negatività di Paige.

 

 

        • Il cervello fa del suo meglio, ma può poco contro l’uso negativo che di esso fanno le persone, come quello di Paige che è stata capace di dimenticare i suoi primi venti anni di vita non perché aveva battuto la testa ma per condannare suo padre, reo di aver trovato attraente una dell’età di sua figlia.

 

 

        • In Italia ci sono 145 mila posti letto, dove si fa il possibile per lo star bene fisico degli italiani, ma non mi risulta una sola voce, oltre alla mia, contro il male che le persone si fanno da sole, come qui il male che si è fatta Paige nei 4 anni prima dell’incidente pur di condannare il padre per tradimento.

 

 


Dott.ssa: – Prima ritorna alla sua vita, alla sua quotidianità meglio è. E la prossima settimana vi consiglio di farla visitare da un neuropsicologo.
Leo: – D’accordo.
Bill: – Tutto ciò che è necessario. Terapie, specialisti. Farò in modo che abbia il meglio.
Rita: – Verrai da noi e avrò cura di te.
B.: – La mamma preparerà la tua vecchia camera. E io mi prenderò qualche giorno di ferie.
L.: – Non vorrei certo essere irrispettoso, apprezziamo molto la vostra proposta. Ma come avete sentito la dottoressa ha detto che deve tornare alla quotidianità…


 

          • Siamo evidentemente di fronte a due amori importanti presenti nella vita di Paige ed è un peccato che su Terra1 ognuno di questi due amori cerchi più di distruggere l’altro che di sommarsi ad esso, ma di questa guerra tra amori parlo abbondantemente negli altri film e qui vorrei concentrarmi sul lato cerebrale di un amore.

 

 

        • Secondo la definizione di amore che sto usando, sia il legame Paige-Leo che il legame Paige-Genitori viene creato condividendo una struttura cerebrale, che ho scelto di chiamare “personalità neurologica” perché è la base neurologica di una data personalità.

 

 

        • La struttura condivisa tra Paige e i suoi genitori è stata la prima personalità neurologica creata nel cervello di lei e ha 20 anni di vita quando la ragazza incontra Leo.

 

 

        • Successivamente Paige ha creato molte altre strutture cerebrali, mentre andava a scuola, perché ogni materia di scuola è una diversa struttura cerebrale e contiene una data cultura.

 

 

        • Inoltre Paige ha creato la struttura cerebrale che potremmo chiamare “Paige-adulta” e ha scelto Leo per condividere la versione finale di essa.

 

 

        • Dal punto di vista cerebrale questa nuova struttura si affianca alla struttura “Paige-giovane” e quando sta con Leo lei usa la struttura Paige-adulta mentre quando sta coi genitori usa la struttura Paige-giovane”.

 

 

        • Poi succede che il trauma cancella la struttura Paige-adulta (o più probabilmente la possibilità di attivarla), lasciando intatta la Paige-giovane.

 

 


Leo: – …vivere con me è la sua quotidianità.
Rita: – Si, ma quella è una vita che non ricorda.
L.: – La ricorderà. È quello che ha appena detto la dottoressa.
Bill: – No. Quello che ha detto è che forse Paige ricorderà.
R.: – Perché non lascia che venga da noi, con persone che conosce.
B.: – A cui vuol bene.
R.: – Vogliamo solo dare il meglio a Paige.
Paige (imbarazzata da questa contesa): – Mamma.
L.: – Interessante. Non avete neanche chiesto il suo parere.


 

          • Dentro al cervello di Paige ci sono tante Paige diverse quante sono i gruppi stabili dei quali lei è in grado di capire la lingua e la cultura, ma una persona cerca la sua unità considerando le differenze comportamentali dentro a relazioni diverse come sfaccettature di una sola personalità (la Paige), che però dal punto di vista cerebrale non esiste.

 

 


 

 |<= 6 – Paige diffidente

 


Paige: – Come mai sei mio marito e non hai mai conosciuto la mia famiglia?
Leo: – Voi non vi parlavate da anni.
P. (incredula): – Perché avrei smesso di frequentare la mia famiglia?
L.: – È successo prima che ci conoscessimo.
P.: – Non ne abbiamo mai parlato?
L.: – In effetti si.
P.: – Allora perché?
L.: – Tanto per cominciare tu volevi venire in città e andare all’istituto d’arte, mentre tuo padre insisteva che continuassi a frequentare legge. Aveva delle idee piuttosto rigide sul tuo avvenire. E le cose sono precipitate.
P.: – D’accordo. Senti, quello che ricordo è che frequentavo giurisprudenza e di essermi fidanzata con Jeremy. E io, io non so altro.
Detto ciò Paige si alza e se ne va, senza fermarsi quando lui le dice “aspetta”.


 

          • Leo non gli offre subito tutto quello che sa e aspetta che sia lei a chiedergli di dirle tutto, ma lei non lo fa.

 

 

        • Di fronte allo snodo fondamentale della sua vita, quando il padre la voleva avvocato e lei ha scelto diversamente, Paige potrebbe chiedere a Leo di riempire un po’ del vuoto lasciato dall’incidente riappropriandosi di una parte di se stessa, ma non glielo chiede.

 

 


Leo (prendendo la borsa e correndo verso di lei): – Senti, amore. Amore. (Lei si ferma sulle scale) La cosa migliore da fare a questo punto è tornare alla tua vita. Con me. Hai sentito la dottoressa, è la cosa migliore per la tua guarigione.
Paige: – Ho capito, ma io non ti conosco. E dovrei salire sulla tua macchina e venire a vivere a casa tua?
L.: – È casa nostra.
P.: – Senza nessuna prova che siamo stati innamorati.
L.: – A parte il matrimonio?
P.: – La gente si sposa per tanti motivi.
L.: – Quali, per esempio?
P.: – Per esempio per il permesso di soggiorno.
L.: – Io sono di Cincinnati.
P.: – Tenevo un diario?
L.: – No, no. Che io sappia, no.
Piage alza le spalle come a dire che allora non può fidarsi e se ne va.


 

          • Paige diffida di quello che le dice Leo e il trauma non c’entra nulla perché diffidare come fidarsi è una scelta che siamo continuamente chiamati a fare davanti ad ogni estraneo, e se non sapessimo farla resteremmo muti e incapaci di fare qualsiasi cosa ad ogni incontro perché le cose che si dicono/fanno nei due casi sono diametralmente opposte.

 

 

        • Dopo pochi secondi di interazione l’estraneo non è più tale, però, perché il suo non verbale ha già comunicato con certezza al nostro sistema emozionale se ha intenzioni buone o cattive.

 

 

        • Qui il sistema emozionale di Page sa benissimo che lo sconosciuto ha buone intenzioni verso di lei ma tale sistema comanda lo stesso a Paige di non fidarsi, costringendo Leo a darle qualcosa se vuole essere creduto, ma senza ringraziarlo come dovrebbe fare se lui gliela desse per il piacere di dargliela e non per guadagnare la fiducia che il sistema emozionale di lei non gli dà pur sapendo che la merita.

 

 


Dott.ssa: – Ho saputo che stai per andartene.
Paige: – Oh, si. È quello che hanno deciso per me.
A questo punto vediamo Leo correre verso la camera dell’ospedale che lei sta per lasciare.
Dott.: – Non devi guidare finché non ti do il permesso. Ma a parte questo, ti vedo tra 4/6 settimane. D’accordo?
Tutti ringraziano la dottoressa, che va via.
Rita: – Sei pronta? Andiamo.


 

          • Questa dottoressa ha la fiducia di Paige perché c’è una laurea a provare che ci si può fidare di lei e volevo far notare che sul piano cerebrale un matrimonio vale una laurea, perché in entrambi i casi si deve costruire una struttura cerebrale condivisa con altri e la laurea prova che la dottoressa conosce la cultura dei medici come il matrimonio prova che Leo condivide la cultura privata di Paige.

 

 

        • Anche la laurea come un matrimonio può essere stata conseguita scorrettamente, ma questo Paige non lo pensa della dottoressa mentre lo pensa di Leo.

 

 

        • Il problema che qui Leo cerca di risolvere correndo da Paige non lo ha creato l’incidente, ma l’amore negativo dei genitori che certo non hanno a cuore la felicità della figlia se invece di aiutarla a recuperare l’amore del marito cercano di cancellare Leo e gli anni che Paige ha passato con Leo.

 

 


Leo (entrando nella stanza): – Un momento. Ho un messaggio in segreteria. Di prima dell’incidente. Volevi una prova.
Paige: – D’accordo. Si, allora ascoltiamolo.
Messaggio di Paige: – Ciao amore. Scusa, sono ancora in studio. Mi manchi talmente che le mie sculture cominciano ad assomigliare a te. Senti, che fai dopo? Ho bisogno di stare con te. Non so se mi sono spiegata.
Le facce dei genitori a questo punto del messaggio sono quelle mostrate nella foto piccola in basso e sono tutt’altro che entusiaste nello scoprire che la figlia era innamorata di suo marito.


 

          • Quello che rattrista i genitori non è l’incidente ma lo star bene della figlia col marito.

 

 

        • Quello che turba Paige non sono gli anni che non ricorda, che a giudicare dai successi professionali e dall’amore evidente in queste parole sono stati anni creativi e felici, ma il fatto che Leo glieli voglia restituire.

 

 

        • Quello messo meglio in questa storia è Leo, che deve riconquistare la fiducia e l’apprezzamento di Paige, perché questi sono i momenti piacevoli di un amore e non certo quelli successivi al matrimonio.

 

 

        • Ma Leo non si può godere la nuova giovinezza della sua relazione con Paige, destinata a finire bene come dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio dal passato, perché su terra1 è strettamente proibito ammettere che l’amore c’è prima del matrimonio e cessa di esserci dopo, a meno che non si ricominci a costruire le condizioni per un nuovo amore, possibilmente da vivere con la stessa compagna di ora.

 

 




 

|<= FINE RIASSUNTO e INIZIO APPROFONDIMENTI

|<= La memoria perduta non crea alcuna sofferenza a Paige (e ai casi di Sacks)


La prima cosa che vi chiedo di notare in questa storia è che la perdita di memoria non crea alcuna sofferenza psicologica a Paige, semplicemente perché a lei non risulta alcuna perdita. Lo stesso fenomeno può essere notato chiaramente anche nei tre casi descritti dal neurologo Oliver Sacks (=> Jimmie – Stephen – Thompson), dove la perdita di memoria non produce sofferenza, quando non si accompagna a un peggioramento della situazione (ad esempio quando la moglie di Stephen lo riportava in clinica e se ne tornava via da sola, il marito a cui non risultavano motivi per essere un ricoverato non la prendeva affatto bene).

Capire che ci si può sentire bene nonostante dei danni al cervello e male senza avere alcun danno al cervello è importante per capire la tesi della psicologia fondata sull’analisi della domanda che la sofferenza presente in una relazione negativa sia una libera (anche se inconsapevole) scelta del soggetto e non la conseguenza di qualcosa che non funziona nel suo cervello.


|<= Leo soffre per ciò che ha perso, ma reinnamorarsi/conoscere il futuro è bello


La perdita che non risulta a Paige, risulta invece a Leo, che dall’oggi al domani perde una relazione sulla quale aveva investito molto. Come in ogni relazione negativa che si rispetti, però, Paige che non ha problemi fa la parte di quella che soffre e Leo che di problemi ne ha molti si deve anche pigliare l’accusa di essere lui a creare problemi a Paige.

Non tutti i problemi vengono per nuocere, però, e la nuova situazione offre a Leo un grosso regalo, permettendogli di vivere una nuova storia d’amore. La piacevolezza di questa situazione è poco o nulla sottolineata nel film, ma chi ha seguito un minimo i discorsi che sto facendo qui dovrebbe aver capito che la parte piacevole di un amore è quella che precede il matrimonio e non quella che lo segue. L’unico inconveniente della fase che precede il mettersi insieme è la mancata sicurezza che la relazione andrà a buon fine. In questo caso Leo non può però dubitare del risultato finale, avendo già superato una volta l’esame della compatibilità con Paige, per cui potrebbe godersi la novità senza fare tanto la vittima.

Purtroppo fare la vittima è il passatempo preferito su Terra1 e appena smette di fare la vittima Paige comincia a farla Leo. Non è però il caso di rattristarsi per lui, come non è il caso di rattristarsi per Paige quando esce dall’ospedale.


|<= Un amore crea una struttura cerebrale condivisa da due persone


Secondo l’idea di amore che sto usando qui e secondo il mio modello del cervello per psicologi, l’amore è un processo cerebrale che nella fase di incubazione (amore sognato da soli) costruisce una nuova struttura cerebrale e nella fase di stato nascente  (amore sognato in due facendo lo stesso sogno) la mette in uso per la prima volta dopo averla modificata in modo da renderla funzionalmente identica a quella dell’altra persona (o delle altre persone se lo stato nascente riguarda più persone, perché ogni gruppo stabile nel tempo si forma in questo modo). L’autore che ha proposto di chiamare “stato nascente” la fase di formazione di un gruppo stabile nel tempo è il sociologo Francesco Alberoni (=>  Diapositive sul libro Genesi in Esame di Sociologia). Quando lo stato nascente (secondo Alberoni di un gruppo e secondo il mio modello del cervello della struttura cerebrale condivisa dai membri di quel gruppo) riguarda due sole persone allora lo chiamiamo amore (su questo si veda il libro “Innamoramento e amore” di Francesco Alberoni)

(=> Le due ipotesi delle personalità neurologiche) La parte che influenza il comportamento della struttura condivisa da una coppia è nella corteccia frontale, per cui le due fronti che si toccano nella foto a lato ci dicono che a quel livello due innamorati stanno diventando una persona sola, dopo di che ha senso e valore che diventino una cosa sola anche a livello sessuale, che abitino una sola casa, che condividano un solo letto e via dicendo.


|<= Se un amore crea “qualcosa” nel cervello, ha bisogno di tempo per crearla


Qualunque sia la “cosa” che l’amore tra Paige e Leo ha creato nel cervello di Paige e che va persa a causa del trauma, di certo non l’ha creata in un giorno. Così come non si crea in un giorno la struttura cerebrale che permette ad una persona di diventare un ingegnere o un medico o un informatico.

Nel film, Paige perde 5 anni della sua vita. Giusto il tempo che ci mette una persona a fare l’università (se lavora intensamente, altrimenti ce ne può mettere molti di più). L’università offre tutta una serie di strumenti (dai libri ai professori) per accelerare al massimo l’apprendimento, per cui questi 5 anni sono il tempo minimo. Se non ci fossero libri perché la cosa è da scoprire personalmente, ci vorrebbero 10 anni e se non si ha fretta anche 20 o 30 anni.

Come può succedere che un amore cambia la vita nel giro di poche settimane, se in poche settimane si possono apportare ben poche modifiche al cervello?

La risposta è la stessa che daremmo alla domanda: come può succedere che uno studente laureato di fresco diventi un medico nel giro di qualche mese di esercizio di questa professione, se in qualche mese può apportare ben poche modifiche al suo cervello? E’ possibile perché aveva già costruito in precedenza la struttura cerebrale necessaria per fare questa professione, negli anni in cui faceva l’università. Ora si tratta di metterla in funzione, aggiustandola in funzione del lavoro che si mette a fare e questo adattamento richiede molto meno tempo di quello impiegata per costruirla.

E’ con considerazioni di questo tipo che io sono arrivato all’ipotesi che l’amore è un processo cerebrale a due fasi: prima c’è una lunga fase di incubazione, che fa il grosso del lavoro da fare nel cervello creando una struttura cerebrale da condividere con qualcuno che ha fatto sogni simili ai nostri. A seguire c’è veloce e vistosa, la fase di stato nascente, nel quale si crea una struttura condivisa a partire dalle due strutture già preparate, la quale recepisce l’accordo, ma io preferisco chiamarlo “la cultura” della coppia. => Definizione di amore, incubazione, stato nascente e stato normale.

L’oggetto tutto da scoprire, sulla terra attuale, è l’incubazione di un amore futuro. Prendere atto che qualcosa va costruito nel cervello per rendere permanente una relazione porta diritti al concetto di incubazione, definibile come la prima parte di questa costruzione. Questo film mostra prima la perdita della struttura che permetteva a Paige di andare d’accordo con Leo e poi l’inizio di una seconda incubazione che ne costruisce una nuova, sulla base della quale si rimetteranno insieme (almeno questo hanno fatto le due persone a cui si ispira il film).


|<= Perché ho chiamato “personalità neurologica” la struttura cerebrale condivisa


Quando Paige si risveglia dal coma senza poter più accedere a ciò che aveva costruito nel suo cervello negli ultimi anni, è un’altra persona.

… [continuerò qui appena avrò finito di analizzare il film]


|<= Jimmie e i suoi ricordi fermi al 1945


(Caso tratto da Sacks Oliver, 1986, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi: 44 – 64) Jimmie G. si ricovera nella clinica dove Sacks lavora come neurologo nel 1975. Ha 49 anni, è un bell’uomo ed è allegro, gentile e cordiale. Socievole e dispostissimo a parlare, racconta dei suoi anni di scuola, dei suoi amici di scuola e della cittadina dove era nato, disegnandone pure la piantina. Egli usa il passato per gli anni di scuola, mentre parla al presente degli anni dal ’43 al ’45, quando era radiotelegrafista a bordo di un sottomarino. Insospettito, Sacks gli chiede in che anno siamo. «”Come sarebbe? Nel ’45. Abbiamo vinto la guerra, Roosvelt è morto, ora c’è Truman. Si preparano tempi splendidi”».
Allora Sacks gli chiede quanti anni ha lui. Ci pensa un attimo, poi dice di avere 19 anni. «Colto da un impulso che non mi sono mai perdonato» racconta Sacks «gli misi davanti uno specchio» chiedendogli se aveva 19 anni la persona che vedeva riflessa lì. «Jimmy sbiancò di colpo e si afferrò alla sedia. “Cristo“ sussurrò. “Cristo, che vuol dire questo? Che cosa mi succede? È un incubo? Sono pazzo? È uno scherzo?“. Era sconvolto e terrorizzato».
Per tranquillizzarlo, Sacks lo porta alla finestra.. Poi esce portando via l’odioso specchio. Quando rientra, due minuti dopo, Jimmie ha un’espressione allegra. «Salve, dottore! Bella giornata! Lei voleva parlarmi. Mi siedo qui?” ». Mostra di aver dimenticato la storia dell’età e anche che si sono visti prima. Si dice meravigliato di trovarsi in quella specie di ospedale, con gente molto più vecchia, lui che sta benissimo. «Forse qui ci lavoro…È così? Che lavoro faccio?… No, lei scuote la testa, lo leggo nei suoi occhi che non lavoro qui. Se è così allora mi ci hanno messo. Sono un paziente, sono ammalato e non lo so, dottore? È pazzesco, spaventoso… È uno scherzo?» Quando Sacks gli chiede se davvero non ricorda di avergli parlato della sua giovinezza, citando alcuni episodi che gli ha detto prima, lui conferma di non conoscerlo e pensa che quelle notizie le abbia lette sulla sua cartella clinica.
Come Sacks appurerà in seguito, Jimmie è incapace di memorizzare nuovi ricordi a causa dei danni neurologici prodotti dall’alcolismo (sindrome di Korsakov). Il dottore mette il suo orologio e i suoi occhiali sotto un panno, sul tavolo, chiedendogli di tenere a mente cosa aveva messo lì sotto. Poi parlano d’altro. Un minuto dopo Jimmie non ricordava cosa ci fosse lì sotto e neppure che gli era stato chiesto di tenerlo a mente. Oltre a dimenticare ogni cosa dopo qualche minuto, egli ha anche dimenticato ogni cosa appresa dopo il 1945 (amnesia retrograda).
Jimmie ricorda bene quanto ha appreso a scuola e sa la tavola periodica degli elementi, elencandoli tutti. Non nomina quelli dopo l’uranio, così Sacks gli chiede se la lista è completa. «Completa e aggiornata, per quanto ne so». «Non conosce altri elementi dopo l’uranio?». «Sta scherzando? Ci sono novantuno elementi e l’uranio è l’ultimo».
Sacks gli chiede di parlargli dei pianeti e Jimmie li elenca tutti, precisando data di scoperta, distanza dal sole, massa e altre caratteristiche di ognuno. Allora gli indica una foto della terra ripresa dalla luna, chiedendogli cosa è. «”La luna“ rispose. “No“ dissi “è la terra fotografata dalla luna”. “Lei vuol scherzare, dottore! Avrebbero dovuto portare una macchina fotografica fin lassù!”. “Appunto”. “Questa, poi! Ma scherza? Come diavolo si farebbe?“ ». Egli aveva tutte le reazioni di meraviglia che potrebbe avere un intelligente ragazzo del ’45 trasportato di peso nel ’75 e messo di fronte a novità inimmaginabili per il suo tempo.
Cosa si può fare per Jimmie, che ora vive nella clinica? Passata l’agitazione e la confusione per cui è stato ricoverato, ora non mostra ansietà e non ha bisogno di essere controllato. Non riconosce mai nessuno e sembra non provare mai vere emozioni. Riconosce il fratello, però, quando viene a trovarlo, anche se non capisce come mai sembri invecchiato. È indifferente di fronte a tutto e Sacks indaga. « “Come si sente?“ “Come mi sento?“ ripeté grattandosi la testa. “Non posso dire di sentirmi male. Ma nemmeno bene. Non posso dire di sentire qualcosa ». Non sa dire che effetto gli fa la vita. « “Ma si sente vivo?“. “Sentirmi vivo? Non proprio. È da molto tempo che non mi sento vivo ».
Per sopperire alla sua mancanza di memoria, gli chiedono di annotare le sue esperienze su un diario (fissato al suo corpo, se no lo perde). Quando rilegge le cose che ha scritto (peraltro banali tipo “uova a colazione“ o “visto partita alla TV“), però, resta indifferente, non le collega tra loro. Più fortuna Sacks ha l’idea di farlo partecipare ai giochi, visto che è abile. Risolve con facilità ogni rompicapo e nei giochi si mostra superiore a tutti, ma ben presto perde piacere a farli e torna a vagare nei corridoi, scontento, annoiato, irritabile e un po’ indignato.
Pensando che gli gioverebbe un lavoro, e visto che batte a macchina molto velocemente, lo adottano come dattilografo. Fa quanto richiesto in modo molto meccanico, però, e senza alcun coinvolgimento.
Qualcosa che sembra coinvolgerlo, però, viene alla fine notata. In chiesa, durante la messa e la comunione, appare concentrato, partecipe, dotato di sentimento. Un assorbimento altrettanto forte lo mostra davanti alla musica e all’arte. Inoltre gli piaceva fare del giardinaggio e anche in questa attività mostrava una certa stabilità e pensosità. Come spiegare  l’assenza di emozioni in quasi tutto, meno che col fratello, alla messa, davanti all’arte e davanti alla natura?

|<= Stephen che aveva dimenticato gli ultimi due anni


(Caso tratto da Sacks Oliver, 1986, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi: 67 – 68) Stephen R. aveva una sindrome di Korsakov che gli impediva di memorizzare, proprio come Jimmie del caso precedente, ma la sua amnesia retrograda aveva cancellato solo i ricordi degli ultimi due anni (dal 1978 al 1980).
In clinica, dove era stabilmente ricoverato perché aveva gravi crisi convulsive, spasticità e altri problemi, era quasi continuamente agitato e disorientato. Quando la moglie lo portava a casa, però, si ritrovava subito. « Riconosceva ogni cosa, dava un colpetto al barometro, controllava il termostato, sedeva nella sua poltrona preferita come era solito fare. Parlava dei vicini, dei negozi, del pub locale, di un cinema del quartiere, cos’ come erano stati a metà degli Anni Settanta ».
Tutto bene, allora? Non proprio. « I minimi cambiamenti apportati alla casa lo angosciavano e lo sconcertavano. (“Hai cambiato le tende, oggi!“ protestò una volta con la moglie. “Come mai? Così, all’improvviso! Stamattina erano verdi!“. In realtà non erano più verdi dal 1978) ». Anche la sostituzione del cinema col supermercato, avvenuta secondo lui in una sola notte, lo sconcertava. « Riconosceva amici e vicini, ma li trovava stranamente più vecchi di quanto si aspettasse.
Il momento peggiore, però, era quando la moglie lo riportava in clinica e incomprensibilmente lo lasciava in quel posto che non aveva mai visto, piena di gente sconosciuta. « “ma che fai? Gridava terrorizzato e confuso. “Che razza di posto è questo? Che diavolo sta succedendo?“ ».
Erano scene strazianti, racconta Sacks, che per sua fortuna Stephen dimenticava nel giro di pochi minuti. Lasciandolo confuso e agitato, però, privo com’era dell’ambiente che si accordava con quanto aveva in memoria.

|<= Thompson che si doveva continuamente reinventare


(caso tratta da Sacks Oliver, 1986, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi: 150 – 160) William Thompson era un ex salumiere, ricoverato in una clinica neurologica perché tre settimane prima era stato colpito da una grave sindrome di Korsakov, con febbre alta, delirio e incapacità di riconoscere i familiari. Oltre ad avere problemi con la memoria (come Jimmie fermo al 1945), i soggetti con questa sindrome, nella fase acuta, raccontano fatti mai accaduti (fenomeno detto “confabulazione”). Vediamo un esempio di dialogo col dottore.
– Che cosa le do oggi? Dice Thompson, sfregandosi le mani come farebbe un salumiere. Due etti di crudo? Un po’ di affumicato?
– Oh, signor Thompson! Risponde Sacks. Per chi mi prende?
– Buon Dio, con questa luce non ci si vede proprio: ti avevo scambiato per un cliente, caro il mio vecchio Tom! Io e l’amico Tom Pitkins, sussurra all’infermiera, andavamo sempre alle corse insieme.
– Si sbaglia di nuovo, signor Thompson.
– Eh già, continua lui per niente turbato. Perché porteresti un grembiule bianco se fossi Tom? Sei Hymie, il macellaio qui di fianco. Però non hai macchie di sangue sul grembiule. Pochi affari, oggi? Alla fine della settimana sembrerai uscito da un mattatoio!
Sacks non risponde e gioca con lo stetoscopio che ha al collo.
– Uno stetoscopio! esplode Thompson. E vuoi far credere di essere Hymie! Adesso voi meccanici vi date arie di dottori, coi vostri camici bianchi e gli stetoscopi! Lo usate per ascoltare le auto, lo stetoscopio? E così sei il mio vecchio amico Manners del distributore Mobil qui all’angolo. Beh, entra che ti do il panino con la mortadella…
Ora cerca con lo sguardo il bancone, e non trovandolo appare sgomento.
– Dove sono? Credevo di essere nel mio negozio, dottore. Devo essermi distratto… Vuole che mi tolga la camicia per auscultarmi, come al solito, vero?
– No, non come al solito. Non sono il suo solito dottore.
– È vero, non lo è. L’ho capito subito. Lei non è il solito dottore che viene a tamburellarmi sul torace. E poi, perdio, lei ha la barba! Sembra Sigmund Freud. Non sarò mica diventato matto?
– No, signor Thompson. Non è diventato matto. C’è solo un piccolo problema di memoria, una difficoltà a ricordare e riconoscere le persone.
– È un po’ che la memoria mi gioca qualche scherzo, ammette. A volte mi sbaglio, scambio una persona per l’altra… Be’, cosa le do? Affumicato o crudo?
Succedeva sempre così, commenta Sacks. Nel giro di cinque minuti, Thompson faceva decine di ipotesi diverse, passando da una convinzione all’altra, con «improvvisazioni, sempre rapide, spesso buffe, a volte brillanti…» Dimenticava le cose nel giro di qualche secondo, così ogni ipotesi era sempre la prima e non la continuazione della precedente. Improvvisava di continuo, con invenzioni sempre nuove, creando persone e situazioni sempre diverse, in continuo mutamento come le immagini in un calidoscopio. Ogni spiegazione della situazione durava solo un attimo, ma in quel momento era per lui una spiegazione normale di un mondo normale, stabile e concreto. Faceva fantasie di ogni tipo, ma non erano fantasie per lui, bensì realtà.
Una volta chiamò un taxi e si prese un giorno di libertà. Il tassista riferì poi che «gli aveva raccontato una storia dietro l’altra, storie personali straordinarie, piene di avventure fantastiche. “Sembrava che fosse stato dappertutto, avesse fatto tutto, incontrato tutti. Stentavo a credere che in una sola vita si potesse fare tutte quelle cose“.
Per conoscere una persona gli si chiede quale è la sua storia. Ognuno di noi si inventa una storia che tiene insieme i fatti della sua vita e ogni volta che si ripete questa storia ritrova se stesso, la sua identità, il suo sè. Thompson non poteva memorizzare una storia, quindi non diventava mai qualcuno. Costretto a inventarsi continuamente, mostrava una capacità di inventare incredibile, rivelandosi un vero e proprio genio dell’invenzione.
Gli altri lo trovano «un comico nato», un «tipo spassoso», un «mattacchione», ma con qualcosa di inquietante. «Non si ferma mai, dicono. È come un uomo in piena corsa, come se cercasse sempre di afferrare qualcosa che gli sfugge».
Ma lui come si sente? È un uomo disperato perché cerca sempre di afferrare qualcosa che sempre gli sfugge, come farebbe pensare il suo volto sempre teso e rigido?  O lui non si accorge di questa ricerca sempre vana perché non sa di aver perso quel qualcosa che chiamiamo identità, visto che raramente mostra qualche espressione di smarrimento e, quando succede, non ammette di essere smarrito? Perché, nonostante la sua loquacità disinvolta, dà l’impressione di aver perso sensibilità e di non saper distinguere tra reale e irreale, tra vero e falso? Ad esempio, una volta disse: «Ecco là mio fratello Bob». Sembrava una fantasia come le altre, dal tono, invece il fratello comparve davvero. Evidentemente lo aveva visto arrivare. Il fatto che la situazione fosse reale, però, non mutò di una virgola il tono delle sue parole. La realtà non aveva per lui più valore dalla fantasia. Infatti egli non trattò il fratello davanti a lui come reale, non mostrò nessuna emozione e non si distolse minimamente dalle sue confabulazioni fantastiche. Lurija ha chiamato “livellamento“ questo non saper più distinguere tra reale e irreale, che distrugge il mondo intero rendendolo insignificante come se non esistesse più davvero, anche se non porta a segni di sofferenza perché il soggetto non si rende conto di aver perso qualcosa.

|<= Il libro che racconta la storia di Kim e Krickitt Carpenter e video (in inglese)


Questo film è tratto da una storia vera, capitata a Kim e Krickitt Carpenter, che l’hanno raccontata in un libro. La presentazione del libro su Amazon è quella che segue:

<<Si erano conosciuti un anno prima e avevano capito subito di essere anime gemelle. Al ritorno da un favoloso viaggio di nozze, Kim e Krickitt sono pronti a iniziare la loro vita insieme. Ma un violento incidente d’auto manda letteralmente in frantumi i loro sogni: Krickitt rimane gravemente ferita e quando esce dal coma ha dimenticato completamente gli ultimi mesi della sua vita. E si ritrova sposata a un perfetto sconosciuto, per il quale non prova nulla. Distrutto dal dolore, ma determinato a non rinunciare al suo grande amore, Kim decide di sfidare il destino: conquisterà il cuore di sua moglie una seconda volta, ricominciando da capo, come se l’avesse appena conosciuta.>>

Video in inglese coi coniugi Carpenter e coi loro figli (fonte Youtube)


|<=

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *